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Motori 3 min di lettura2 ore fa

Auto, svolta sul 2035: Francia e Germania aprono ai motori alimentati da carburanti puliti

Parigi e Berlino chiedono regole più flessibili per l’industria europea: emissioni ridotte del 90%, spazio ai carburanti rinnovabili e sostegno dell’Italia.

L’intesa tra Francia e Germania sul futuro dell’auto europea potrebbe cambiare il quadro previsto per il 2035. Parigi e Berlino propongono infatti di confermare una riduzione del 90% delle emissioni di CO₂ rispetto al 2021, senza imporre ai costruttori di compensare il restante 10%, e di consentire l’uso di carburanti rinnovabili anche dopo quella scadenza.

La posizione franco-tedesca va nella direzione auspicata dall’Italia. Il ministro Adolfo Urso ha definito l’accordo un segnale positivo per la revisione delle regole europee, per la neutralità tecnologica e per la possibilità di mantenere in attività i motori a combustione quando alimentati con combustibili compatibili con gli obiettivi climatici.

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Berlino e Parigi chiedono più flessibilità

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, parlando a margine del Consiglio europeo, ha spiegato che il divieto generalizzato dei motori a combustione non rappresenta più l’unico scenario possibile. Secondo il leader tedesco, il compromesso prevede un taglio delle emissioni del 90% dal 2035 e lascia aperta la strada a carburanti alternativi, senza obbligare le aziende a colmare il divario residuo.

L’accordo dovrebbe tradursi in una normativa europea capace di autorizzare, anche dopo il 2035, l’immatricolazione e la circolazione di veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili a emissioni nette zero di CO₂. L’obiettivo è garantire una prospettiva anche alle tecnologie legate al motore endotermico, mantenendo al tempo stesso la spinta verso l’elettrico.


L’Italia vede confermate le proprie richieste

Da Capri, dove partecipava a un incontro dei Giovani Imprenditori, Urso ha sostenuto che l’accordo tra Parigi e Berlino segue il percorso indicato dall’Italia nelle discussioni europee. Il ministro ha richiamato la necessità di rivedere il regolamento sulle emissioni, tutelare la libertà di scelta tecnologica e sostenere la filiera automobilistica del continente.

Per il governo italiano, la possibilità di utilizzare combustibili diversi dall’elettrico puro oltre le date fissate dall’Unione europea rappresenta uno degli elementi centrali. Urso ha aggiunto che l’intesa lascia intravedere la concreta possibilità di arrivare nei prossimi mesi alle modifiche richieste per proteggere imprese, occupazione e competitività industriale.

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Macron e Merz puntano sulla produzione europea

La dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro tra Emmanuel Macron e Merz lega la revisione delle regole alla difesa della produzione automobilistica in Europa. I due Paesi chiedono investimenti, ricerca, innovazione e filiere di approvvigionamento più solide, con l’obiettivo di fabbricare nel continente i veicoli della prossima generazione.

Macron ha definito l’intesa una base per accompagnare la trasformazione del settore senza abbandonare gli obiettivi climatici. «La nostra rotta rimane invariata: ridurre drasticamente le emissioni di CO₂ e produrre in Francia e in Europa le future auto elettriche», ha scritto il presidente francese, auspicando che il confronto con Berlino conduca rapidamente a un accordo con gli altri partner europei.

Merz ha invece descritto il patto come «un segnale di investimento per l’industria», sottolineando il compromesso tra libertà di scelta, apertura alle diverse tecnologie e rispetto degli impegni sul clima. Il cancelliere ha parlato di una giornata positiva per il settore automobilistico e per l’occupazione in Germania, Francia e nel resto dell’Europa.


Ora serve una decisione europea

La proposta non è ancora una modifica definitiva delle regole. Merz ha chiarito che sarà necessario un intervento legislativo e che il testo dovrà essere discusso con le altre delegazioni e con le istituzioni dell’Unione europea.

Il portavoce del cancelliere, Sebastian Hille, ha spiegato che l’intesa nasce dalla volontà di tenere insieme sviluppo dell’elettromobilità e tutela della base industriale. Berlino e Parigi intendono quindi sostenere una soluzione meno rigida, nella convinzione che divieti assoluti non siano sufficienti ad affrontare le difficoltà dell’auto europea.

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