Auto, l’Italia può ancora recuperare: la svolta passa dall’energia
Marco Santucci indica nella pianificazione industriale, nelle rinnovabili e nella mobilità elettrica le leve per ridurre il divario con l’Oriente
Il divario con i Paesi orientali nella produzione automobilistica è ormai stimato in circa dieci anni, ma la partita europea non sarebbe ancora chiusa. Per Marco Santucci, amministratore delegato di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, il rilancio dipende soprattutto dalla capacità di scegliere una direzione comune e sostenerla nel tempo.
Santucci ne ha parlato durante il Green & Net Zero Talk, in un intervento dedicato alla trasformazione del settore in Europa e in Italia. A suo giudizio, la crisi non è stata provocata soltanto dall’ingresso dei costruttori cinesi: le difficoltà affondano le radici in almeno cinque anni di sviluppo insufficiente e senza una linea industriale condivisa.
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Il ritardo non è ancora definitivo
Secondo Santucci, l’Europa può ancora competere per la leadership, anche se recuperare terreno nella fabbricazione delle automobili sarà complesso. La priorità indicata è la creazione di una regia centrale capace di stabilire gli obiettivi e orientare di conseguenza le decisioni delle imprese.
Il dirigente ha ricordato che l’Unione europea ha fissato per il 2035 il traguardo delle vetture a emissioni zero, senza imporre espressamente una sola tecnologia. «Se i Paesi avessero seguito tutti la stessa direzione, oggi il comparto della mobilità sarebbe probabilmente diverso», ha osservato Santucci, sottolineando il peso delle scelte mancate.
Energia e rinnovabili fanno la differenza
Tra gli esempi citati c’è quello della Spagna, indicata come l’unico Paese riuscito ad attirare produzioni automobilistiche rimaste fuori dall’Europa orientale grazie a un costo dell’energia particolarmente contenuto. Il vantaggio, nella sua lettura, deriva dagli investimenti avviati anni fa nelle fonti rinnovabili.
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La mobilità elettrica viene considerata una direzione ormai prevalente per ragioni di efficienza e di costi. Santucci sostiene che in Cina le vetture elettriche risultino molto più economiche dei modelli con motore termico; in Italia, invece, il prezzo sarebbe appesantito anche dai dazi europei, indicati nel 30%.
La sfida italiana è di lungo periodo
L’Italia, secondo il manager, avrebbe condizioni particolarmente favorevoli per costruire un’identità industriale legata alla sostenibilità. Il percorso dovrebbe unire sviluppo delle rinnovabili e diffusione della mobilità elettrica, seguendo una strategia analoga a quella adottata dalla Spagna.
«Possiamo ridurre il divario, ma serve una prospettiva duratura per il Paese», ha concluso Santucci. La sua proposta affida quindi il recupero italiano non a interventi isolati, bensì a una scelta politica e industriale stabile, capace di coordinare energia, produzione e trasformazione tecnologica.
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