Auto, la partita europea si decide ora: l’asse Volkswagen-Stellantis-Renault
Oliver Blume chiede regole comuni per sostenere produzione e lavoro nell’Ue e apre all’arrivo di modelli Volkswagen sviluppati in Cina.
La competitività dell’industria automobilistica europea passa anche da un’intesa politica tra Francia e Germania. Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, ritiene che Parigi e Berlino possano arrivare a una posizione condivisa già questa settimana sulla revisione delle norme sulle emissioni e sulle misure a sostegno del settore.
«L’Europa dovrebbe ascoltare Francia e Germania quando si parla di automobile», ha affermato Blume al Paris Automotive Summit, sottolineando il peso strategico del comparto per la forza industriale del continente. Il manager ha espresso fiducia nei colloqui tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, considerati vicini sull’obiettivo di rafforzare la produzione europea.
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Volkswagen guarda alla Cina per crescere
Parallelamente, Volkswagen valuta la possibilità di portare in Europa un numero maggiore di vetture progettate in Cina. L’ipotesi riguarda soprattutto le categorie di veicoli oggi assenti dall’offerta del gruppo tedesco nel mercato europeo, sfruttando il patrimonio di competenze costruito negli ultimi anni.
Blume ha spiegato che l’esperienza maturata in Cina potrebbe permettere al costruttore di esportare anche verso i mercati del Sud globale e di ampliare la propria gamma senza dover creare necessariamente nuove società comuni in Europa. «Negli ultimi tre-quattro anni ci siamo messi nelle condizioni di operare in Cina come un costruttore cinese», ha dichiarato, aggiungendo che Volkswagen considera già adeguate le capacità sviluppate sul posto.
L’asse dei grandi costruttori
Volkswagen, Stellantis e Renault hanno preparato una proposta condivisa per sostenere il cosiddetto Made in Europe. I tre gruppi, che insieme rappresentano oltre il 60% della produzione automobilistica europea, chiedono interventi capaci di difendere gli stabilimenti e i livelli occupazionali.
Secondo Blume, la risposta non può essere rinviata: la base manifatturiera europea va consolidata adesso. L’amministratore delegato ha inoltre chiarito che l’obiettivo non sarebbe chiudere il mercato agli operatori esterni, bensì creare condizioni più favorevoli per chi produce e impiega lavoratori nel continente.
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Come funzionerebbe Fleet Booster
Al centro del progetto c’è Fleet Booster, un sistema di incentivi legato alla quota di produzione europea. La proposta stabilisce che, se il 70% dei veicoli venduti nell’Ue da un costruttore rispetta i requisiti del Made in Europe, il vantaggio possa essere applicato all’intera gamma del marchio.
La logica indicata da Volkswagen è collegare l’accesso alle risorse pubbliche al contributo offerto all’economia europea. Chi beneficia dei finanziamenti dei contribuenti dovrebbe quindi sostenere occupazione e produzione nell’Unione; allo stesso modo, chi commercializza automobili in Europa dovrebbe realizzarle secondo condizioni comparabili.
La partita sulle regole ambientali
Il confronto politico riguarda anche la revisione della normativa europea sulla CO2. Blume ha auspicato un’intesa che, insieme agli incentivi industriali, consenta alle aziende del settore di affrontare la transizione mantenendo competitività e capacità produttiva.
Il manager ha parlato di una valutazione positiva sugli incontri tra Merz e Macron e ha indicato nella possibile decisione franco-tedesca un passaggio importante per arrivare a una linea europea comune. L’industria automobilistica, secondo la posizione espressa da Volkswagen, resta infatti uno dei pilastri della competitività dell’intero continente.
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