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Motori 2 min di lettura2 ore fa

Auto ibride, scatta il limite europeo: 350mila arrivi e poi aumenti annuali

Bruxelles valuta una salvaguardia quadriennale sulle importazioni di vetture ibride, con un possibile debutto a dicembre 2026 e contingenti destinati a crescere.

Il possibile tetto europeo alle importazioni di auto ibride potrebbe riguardare non soltanto i veicoli prodotti in Cina, ma le vetture provenienti da ogni Paese esportatore. Il contingente iniziale sarebbe fissato a 350mila unità all’anno, con un avvio della misura indicato nelle ricostruzioni per il 1° dicembre 2026.

La proposta rientrerebbe nell’intesa commerciale in discussione tra Unione europea e Cina e avrebbe una durata di quattro anni. L’obiettivo sarebbe limitare la pressione sul mercato automobilistico europeo senza ricorrere a un nuovo aumento generalizzato dei dazi.


Un limite valido per tutti i Paesi

La portata più significativa del piano riguarda il suo possibile carattere non discriminatorio. Il contingente, infatti, dovrebbe essere applicato alle importazioni di auto ibride indipendentemente dall’origine, invece di concentrarsi esclusivamente sui modelli fabbricati in Cina.

Questa impostazione sarebbe collegata ai principi dell’Organizzazione mondiale del commercio. In base alle informazioni disponibili, alla Cina non verrebbe assegnata una quota inferiore rispetto a quella riconosciuta agli altri Paesi esportatori, così da mantenere il meccanismo compatibile con le regole commerciali internazionali.


Quota iniziale e aumenti annuali

Nel primo anno di applicazione il limite complessivo sarebbe pari a 350mila veicoli. Dal secondo anno, invece, il volume autorizzato dovrebbe aumentare del 6% ogni dodici mesi, secondo un sistema pensato per evitare che la misura si trasformi in un blocco stabile delle importazioni.

La durata prevista è di quattro anni, ma diversi elementi restano ancora da definire. Tra questi figurano la distribuzione delle quote tra i Paesi interessati, le procedure di assegnazione e le modalità concrete con cui Bruxelles renderebbe operativo il provvedimento. Il 1° dicembre 2026 resta quindi una possibile data di partenza, non ancora un termine definitivo.

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Il nodo degli scambi con Pechino

La proposta si colloca nel confronto più ampio sugli squilibri commerciali tra l’Unione europea e la Cina. Il disavanzo europeo nei confronti di Pechino avrebbe superato il miliardo di euro al giorno, arrivando a circa 360 miliardi di euro nel 2025.

Il comparto automobilistico è uno dei principali terreni di scontro. I produttori cinesi hanno rafforzato la propria presenza in Europa con una gamma più ampia di modelli elettrici e ibridi, mentre le aziende europee affrontano una concorrenza crescente su prezzi, tecnologia e rapidità nello sviluppo dei nuovi veicoli.


Effetti ancora da valutare

Il nuovo strumento potrebbe quindi contenere la crescita degli arrivi sul mercato europeo lasciando, allo stesso tempo, margini per un incremento progressivo dei volumi. Il risultato dipenderà soprattutto dal modo in cui saranno fissate le quote e dalla risposta dei costruttori coinvolti.

Restano inoltre da verificare l’iter istituzionale e il testo definitivo dell’accordo. Solo dopo la definizione delle regole applicative sarà possibile capire l’impatto effettivo sulle importazioni, sui produttori e sull’offerta di auto ibride in Europa.

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