Auto, Giorgetti avverte: la svolta verde non può lasciare indietro l’industria
Il ministro dell’Economia chiede neutralità tecnologica, investimenti e una filiera europea più solida per proteggere imprese, occupazione e competenze.
La transizione ecologica dell’automobile non dovrebbe essere legata in anticipo a una sola tecnologia. È il messaggio affidato da Giancarlo Giorgetti a un intervento letto alla Camera durante la presentazione del libro “Auto in panne. La transizione verde che promette di salvare il pianeta mentre distrugge imprese e lavoro. Una roadmap per ripartire”, scritto da Alberto Gusmeroli, Tullio Patassini e Sara Garino.
La neutralità tecnologica resta il punto chiave
Secondo il ministro dell’Economia, ridurre le emissioni è un traguardo indispensabile, ma la trasformazione del settore deve procedere insieme a una strategia industriale. L’obiettivo indicato è tutelare la capacità produttiva, la competitività delle aziende e i livelli occupazionali, evitando che le scelte sulla mobilità producano effetti negativi sull’intero comparto.
Nel suo messaggio, Giorgetti ha ribadito che “la decarbonizzazione resta un obiettivo necessario”, sottolineando però che la transizione non può consistere nell’imporre preventivamente una soluzione unica. La neutralità tecnologica, ha spiegato, dovrebbe lasciare spazio alla ricerca e all’innovazione, consentendo alle diverse tecnologie di contribuire al contenimento delle emissioni.
Investimenti per evitare il declino
La questione, per il ministro, non riguarda soltanto la sostituzione di una tecnologia con un’altra. La priorità è creare le condizioni perché il cambiamento sostenga ancora produzione e occupazione: “non significhi arretramento industriale”, ma diventi un’opportunità per continuare a fabbricare, innovare e generare lavoro.
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Per accompagnare questo percorso vengono indicati investimenti, nuove competenze, un sistema europeo della componentistica più forte e regole in grado di seguire l’evoluzione del mercato. Il tema coinvolge infatti una rete ampia di imprese, lavoratori e territori, non solo i principali costruttori.
Il peso della filiera automobilistica
Giorgetti ha richiamato la dimensione strategica dell’automobile in Europa, dove il comparto vale circa il 7% del prodotto interno lordo e dà lavoro a milioni di persone. La trasformazione del settore, quindi, presenta conseguenze che vanno oltre le singole case automobilistiche.
In Italia il solo segmento della componentistica comprende oltre 2100 imprese e circa 168mila addetti. Questi numeri spiegano perché, nella prospettiva illustrata dal ministro, le decisioni sulla decarbonizzazione debbano tenere insieme obiettivi ambientali, tenuta industriale e salvaguardia delle competenze.
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