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Auto europea, metà del tempo da recuperare: la sfida dell’IA agentica

Le nuove tecnologie possono accorciare i cicli di sviluppo, ma in Europa la governance dell’intelligenza artificiale resta ancora incompleta

Un’auto sviluppata in 20 mesi in Cina contro i 40 necessari in Occidente: è questo il divario che i costruttori europei devono affrontare. Tra le soluzioni individuate per aumentare il ritmo produttivo c’è l’IA agentica, capace di svolgere attività in autonomia e di intervenire in modo proattivo nei processi aziendali.

Secondo un’analisi del Capgemini Research Institute, 7 aziende automobilistiche su 10 hanno già introdotto questa tecnologia nelle attività legate alla realizzazione dei veicoli. Il potenziale è elevato, ma l’adozione procede più rapidamente della definizione delle regole necessarie per governarla.

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L’IA accelera lo sviluppo delle auto

Lo studio ha raccolto le risposte di 800 dirigenti di alto livello del comparto automobilistico, distribuiti in 12 Paesi tra Unione europea e Stati Uniti. Nel campione figurano esponenti di 400 costruttori, oltre a rappresentanti delle aziende fornitrici; la rilevazione è stata svolta a luglio 2026 e completata da colloqui approfonditi con 24 manager del settore.

L’83% degli intervistati ritiene che l’IA agentica permetta agli ingegneri di concentrarsi maggiormente sulle attività centrali, alleggerendo gli incarichi amministrativi e di coordinamento. Il risultato indicato dalla ricerca è una riduzione del 17% nei tempi necessari per arrivare al prodotto rispetto al passato.

Laurence Noël, responsabile globale del settore automobilistico di Capgemini, ha descritto così il passaggio in corso: «L’industria automobilistica ha attraversato una trasformazione profonda con il passaggio ai veicoli definiti dal software. Quelle fondamenta digitali rendono possibile la nuova fase dell’innovazione e l’IA agentica sta creando un nuovo divario nelle prestazioni del settore».


Il vero ostacolo resta organizzativo

La tecnologia, tuttavia, non basta a colmare la distanza con i produttori cinesi. Sei aziende su 10 attribuiscono i ritardi soprattutto a procedure inefficienti e non a carenze tecniche, mentre il 45% delle organizzazioni non ha ancora predisposto una tabella di marcia dell’IA dedicata allo sviluppo dei prodotti.

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Anche la pianificazione strategica appare frammentata. Soltanto il 16% dei partecipanti europei dichiara di avere un progetto completo, con visione, strategia e percorso operativo condivisi tra le diverse funzioni aziendali.

Il dato più critico riguarda però la supervisione interna: appena il 5% delle imprese afferma di possedere un sistema maturo di governo dell’intelligenza artificiale, con norme e procedure adeguate al suo impiego.


Dai dati su strada ai modelli già venduti

Un ulteriore limite emerge nella gestione delle informazioni raccolte dai veicoli connessi. Il 64% delle aziende utilizza questi dati quasi esclusivamente per orientare i programmi futuri, senza trasformarli in tempi brevi in aggiornamenti o correzioni destinati alle vetture già in circolazione.

Per sfruttare davvero l’IA, secondo Noël, le imprese dovranno ridisegnare i flussi di lavoro, migliorare la collaborazione con partner e fornitori e costruire archivi di dati affidabili. La capacità decisiva sarà integrare la tecnologia su larga scala nei processi di progettazione e ingegneria, non limitarsi a sperimentazioni isolate.

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