Auto elettriche, il doppio vincolo UE può far saltare i prezzi
La stretta sulle emissioni e i possibili dazi ai prodotti cinesi rischiano di aumentare i costi industriali e rendere le nuove vetture meno accessibili.
A pagare il prezzo delle scelte europee sull’auto potrebbero essere soprattutto gli automobilisti. Da una parte Bruxelles ha accelerato verso la mobilità elettrica, dall’altra valuta barriere contro la concorrenza cinese: una combinazione che rischia di far crescere il costo di batterie, componenti e veicoli finiti.
GioiaPura
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Dazi e filiera ancora fragile
L’industria comunitaria non dispone ancora di una catena produttiva autonoma e competitiva in tutti i comparti necessari alle vetture elettriche. Batterie, terre rare e tecnologie avanzate restano ambiti nei quali la Cina conserva un vantaggio rilevante, sia sul piano industriale sia su quello tecnologico.
In questo scenario, l’introduzione di tariffe punitive senza una valida alternativa interna potrebbe produrre effetti opposti a quelli auspicati. Le imprese si troverebbero a sostenere maggiori costi per gli approvvigionamenti e una parte del conto finirebbe probabilmente sui listini, trasformandosi per i consumatori in una sorta di imposta indiretta.
La transizione pesa sul mercato
Il percorso europeo verso il 2035 è stato costruito attraverso regole sempre più stringenti, avviate nel 2019 nel quadro del Patto verde europeo e sostenute in particolare da Francia e Germania. L’obiettivo iniziale era accompagnare il mercato verso la vendita esclusiva di veicoli nuovi a emissioni zero allo scarico.
La trasformazione, però, coinvolge un sistema molto più ampio dei soli costruttori. Fabbriche, fornitori, concessionarie, officine e lavoratori specializzati devono affrontare investimenti e riconversioni costose, mentre la contrazione della meccanica tradizionale mette sotto pressione numerose aziende della componentistica.
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Francia e Germania frenano
A rendere più complessa la situazione contribuiscono anche le infrastrutture di ricarica, non ancora omogenee in Europa, e il prezzo spesso elevato delle automobili elettriche. Redditi, incentivi e diffusione delle colonnine cambiano sensibilmente da uno Stato all’altro, con conseguenze diverse per famiglie e imprese.
Le difficoltà economiche e industriali hanno spinto Parigi e Berlino a rivedere la traiettoria originaria. I due Paesi sostengono ora un taglio dell’87,5% delle emissioni di CO2 allo scarico entro il 2035, una soglia inferiore al 100% inizialmente indicato e al 90% proposto dalla Commissione europea. In futuro, il parametro potrebbe essere valutato anche considerando l’intero ciclo di vita del veicolo e della batteria.
Se i costi continueranno a salire, l’automobile rischierà di diventare ancora meno accessibile. Il calo delle immatricolazioni potrebbe così rallentare il rinnovo del parco circolante, mantenendo più a lungo sulle strade vetture vecchie e maggiormente inquinanti.
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