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Motori 2 min di lettura2 ore fa

Auto e CO2, la stretta del 2035 si allenta: cosa cambia davvero

Un’intesa tra i principali gruppi del Parlamento europeo riduce l’obiettivo sulle emissioni e lascia spazio a motori termici, carburanti alternativi ed elettriche compatte

La revisione delle regole europee sulle emissioni delle automobili non è ancora definitiva. Il percorso istituzionale potrebbe infatti arrivare fino alla primavera del 2027, quando si conosceranno i vincoli conclusivi per costruttori e automobilisti.

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Una riforma ancora tutta da approvare

L’intesa raggiunta dai principali gruppi del Parlamento europeo rappresenta per ora una posizione politica. Dopo il passaggio nelle rispettive delegazioni, il testo dovrebbe diventare il punto di partenza per il confronto tra Parlamento e governi degli Stati membri.

Soltanto la conclusione dei negoziati e l’approvazione formale trasformeranno le proposte in norme vincolanti. Fino a quel momento resterà aperta la questione del futuro dei propulsori a benzina e diesel, anche se l’indirizzo emerso indica una maggiore disponibilità a conciliare obiettivi climatici e interessi industriali.


Più flessibilità per l’industria

L’obiettivo della nuova impostazione è accompagnare la diffusione dell’auto elettrica senza affidarsi esclusivamente a un divieto generalizzato dei motori tradizionali. La linea sostenuta dalle forze europee punta a tenere insieme riduzione dell’inquinamento, competitività delle aziende e prezzi più sostenibili per chi acquista.

Nel frattempo, il traguardo fissato per il 2030 non verrebbe modificato: rispetto ai valori di riferimento del 2021, le emissioni medie dovranno diminuire del 55%. Il possibile alleggerimento riguarderebbe invece il passaggio successivo, quello previsto per le nuove immatricolazioni dal 2035.


Cosa cambia dal 2035

Secondo le indiscrezioni diffuse da Reuters, Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe avrebbero trovato un’intesa per rivedere il quadro approvato nel 2023 con il pacchetto Fit for 55. L’ipotesi iniziale prevedeva l’azzeramento delle emissioni di CO2 delle nuove auto, una condizione che avrebbe di fatto escluso dal mercato i modelli esclusivamente termici.

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La proposta ora sul tavolo abbasserebbe il taglio richiesto all’87,5% per la media della flotta di ciascun produttore. Il 12,5% residuo potrebbe essere compensato attraverso meccanismi collegati, tra gli altri elementi, all’impiego di acciaio a minore impatto ambientale realizzato nell’Unione Europea.

Questa modifica offrirebbe ai costruttori un margine aggiuntivo mentre affrontano ingenti investimenti per l’elettrificazione, rincari produttivi e la pressione dei concorrenti esteri. Anche la domanda di vetture a batteria procede in modo disomogeneo nei diversi Paesi membri, rendendo più complessa l’applicazione di un’unica strategia.


Biocarburanti ed elettriche compatte

Nel nuovo schema potrebbero trovare spazio anche biocarburanti ed e-fuel, il cui contributo sarebbe considerato nel calcolo necessario a rispettare i limiti. La possibilità di utilizzare questi combustibili resterebbe comunque subordinata alle condizioni stabilite dalla futura legislazione.

Parallelamente, l’accordo mira a favorire le auto elettriche più piccole, efficienti e meno costose. Per sostenere la loro diffusione, i cosiddetti supercrediti consentirebbero alle aziende di ponderare in modo più favorevole le emissioni della gamma quando vendono modelli compatti a batteria.

La prospettiva che emerge non coincide quindi con l’eliminazione immediata di ogni tecnologia a combustione. La vendita di queste vetture potrebbe proseguire anche oltre il 2035, mentre Bruxelles cerca una soluzione meno rigida per governare la transizione senza rinunciare alla diminuzione delle emissioni.

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