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Motori 2 min di lettura2 ore fa

198 giorni dopo lo schianto: risarcimento da 498mila euro al motociclista

Un operaio di 30 anni riportò un’invalidità permanente fino al 48% dopo l’impatto con una FIAT Panda: il Tribunale di Milano ha riconosciuto anche i danni morali.

La somma complessiva sfiora i 500mila euro, ma arriva dopo anni di attesa e dopo conseguenze fisiche che hanno cambiato radicalmente la vita di un motociclista. L’uomo, allora trentenne e operaio specializzato, ha riportato un’invalidità permanente compresa tra il 47% e il 48% in seguito a un incidente avvenuto nell’agosto 2021 in un Comune tra le province di Milano e Varese.

Il Tribunale di Milano ha stabilito che la responsabilità dell’accaduto ricade sull’automobilista e sulla compagnia assicuratrice. La sentenza della decima sezione civile riconosce un risarcimento totale di 498.389,35 euro, considerando sia le perdite economiche sia i danni non patrimoniali.

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Un danno permanente da quasi mezzo milione

Il motociclista aveva già ricevuto 211.300 euro in due pagamenti: 154.000 euro il 24 ottobre 2022 e altri 57.300 euro il 14 luglio 2023. Restano quindi da versare 287.089,35 euro, nonostante dall’ultimo acconto siano trascorsi circa tre anni.

Dopo 198 giorni dall’incidente, la vittima riuscì a tornare al lavoro, ma con notevoli difficoltà. Oltre ai problemi nella deambulazione e alla fatica nel mantenere a lungo la posizione eretta, l’uomo ha sviluppato una disfunzione erettile permanente, non risolvibile neppure attraverso i farmaci. Nel procedimento si sono costituiti anche la madre e il figlio minorenne del motociclista.


Lo stop ignorato all’incrocio

Quel giorno la Harley-Davidson procedeva su una strada rettilinea quando la FIAT Panda entrò nell’intersezione senza rispettare il segnale di arresto. L’automobile tagliò la traiettoria della moto e l’urto fece cadere il conducente sull’asfalto, provocandogli lesioni irreversibili.

L’automobilista, rimasto contumace durante il processo, avrebbe dovuto controllare il traffico prima di attraversare l’incrocio e lasciare passare il motociclo che godeva del diritto di precedenza. Nelle motivazioni, il giudice Marco Carbonaro ha sottolineato che il rispetto dello stop e una maggiore prudenza avrebbero con ogni probabilità evitato la collisione.

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La velocità non riduce la responsabilità

La difesa aveva contestato anche l’andatura della Harley-Davidson, sostenendo che viaggiasse a 59 chilometri orari in un tratto con limite fissato a 50. Il Tribunale, tuttavia, non ha ritenuto quei nove chilometri orari aggiuntivi sufficienti a configurare un concorso decisivo nella produzione dell’incidente.

Secondo i giudici, il motociclista viaggiava di giorno, con buona visibilità e mantenendo la precedenza. Anche qualora fosse stata confermata la velocità indicata dalla controparte, si sarebbe trattato di un superamento contenuto del limite, non tale da cancellare la responsabilità di chi aveva l’obbligo di fermarsi.


Riconosciuta anche la sofferenza personale

Nel calcolo del risarcimento è stata inserita una componente morale liquidata nella misura più elevata. Le conseguenze fisiche hanno infatti inciso sull’autonomia quotidiana, sulla vita familiare e sul rapporto con il figlio ancora piccolo.

La sentenza ha inoltre collegato direttamente la disfunzione erettile alle ferite riportate nello schianto. Per il giudice, la perdita della vita sessuale, in una persona giovane e prima dell’incidente in buona salute, rappresenta una sofferenza interiore particolarmente intensa e non superabile con un trattamento farmacologico.

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