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Motori 2 min di lettura13 ott

18.000 euro e una Ferrari fantasma: il raggiro del furto d’identità

Un collezionista danese aveva versato l’acconto per una Ferrari Dino 246 GTS del 1973, ma l’annuncio nascondeva un’identità rubata e un venditore irreperibile.

Il Tribunale di Siena ha chiuso il procedimento riconoscendo che il cittadino senese indicato come venditore non aveva responsabilità nella truffa. L’uomo, infatti, sarebbe stato a sua volta vittima di un furto d’identità. Il giudice Alessandro Feliziani ha rilevato che la sua condotta non mostrava né dolo né colpa grave, osservando che «sembra essere risultato vittima egli stesso di una condotta criminosa a proprio danno».

Le verifiche della Procura della Repubblica di Firenze hanno ricostruito un raggiro articolato: l’annuncio della Ferrari era stato pubblicato utilizzando i dati di un imprenditore toscano, mentre il denaro è finito nelle mani del vero truffatore. Per questo l’azione avviata dall’acquirente per ottenere la restituzione dell’acconto non ha portato al risultato sperato.

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Il venditore reale era ignaro

L’imprenditore originario di Siena aveva posseduto davvero una Ferrari Dino 246 GTS del 1973, ma l’aveva ceduta diversi anni prima a un acquirente belga attraverso lo stesso portale specializzato. In seguito aveva lasciato l’attività, si era trasferito in Romania e vive ancora lì.

L’uomo non sapeva che la vettura fosse comparsa nuovamente sul sito a suo nome. I truffatori avrebbero sfruttato i suoi dati e documenti per costruire un profilo credibile, facendo apparire autentica una trattativa che non lo coinvolgeva in alcun modo.


L’acconto sparisce dopo l’accordo

La vittima danese, appassionata di automobili storiche, aveva individuato l’inserzione circa tre anni fa. Dopo varie comunicazioni, nel giugno del 2023 aveva concordato l’acquisto per una somma complessiva vicina ai 400.000 euro, accettando di trasferire immediatamente 18.000 euro come anticipo.

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A rendere plausibile l’operazione c’erano le copie dei documenti e il passaporto attribuito al presunto proprietario toscano. Ricevuto il pagamento, il falso venditore aveva anche inoltrato le immagini della carta di circolazione e del foglio complementare, per poi interrompere ogni contatto mentre si discutevano le modalità di consegna.


La Dino mai arrivata

Dopo la cancellazione degli account e il silenzio alle successive richieste, il collezionista aveva compreso di essere stato ingannato. Aveva quindi promosso un’azione civile contro il senese, ritenendolo responsabile della mancata restituzione dell’anticipo.

La vicenda riguarda una delle versioni più ricercate della Dino 246. La variante GTS, presentata al Salone di Ginevra del 1972, era nata per offrire la guida a cielo aperto dopo il successo della GT. Proprio il fascino della vettura aveva spinto l’appassionato a cercare quell’esemplare, senza però poterlo mai vedere né ricevere.

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