Violenza, il lavoro che può cambiare i legami: perché parlarne
Alessia Fusilli De Camillis invita a interrogare il modo in cui immaginiamo amore, differenze e potere per contrastare la cultura che alimenta la violenza di genere.
Parlare di violenza può provocare reazioni difensive e irrigidire il confronto, ma il silenzio lascia intatte le rappresentazioni che la alimentano. Per Alessia Fusilli De Camillis, psicologa, psicopatologa e psicoanalista, affrontare questi temi significa creare uno spazio di pensiero capace di interrompere la risposta immediata e aprire possibilità diverse.
Il linguaggio, in questa prospettiva, non serve soltanto a descrivere ciò che accade: contribuisce a trasformare il modo in cui lo comprendiamo. «Parlare è introdurre uno scarto fecondo rispetto al sentire più immediato», osserva Fusilli De Camillis, richiamando il lavoro della psiche e la necessità di non limitarsi ad agire o reagire.
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La cultura può disinnescare la violenza
La psicoanalista definisce urgente un’opera di cultura e di umanizzazione, indicata da Freud con l’espressione Kulturarbeit. Questo compito richiede di mettere in discussione le categorie con cui sono stati costruiti il maschile, il femminile e la relazione di coppia, comprese quelle sedimentate nella tradizione psicoanalitica.
Per lungo tempo la donna è stata rappresentata a partire da ciò che le mancava rispetto all’uomo, mentre il pene veniva assunto come simbolo di potere e completezza. Fusilli De Camillis propone di superare questa lettura: la pienezza simbolica non appartiene né agli uomini né alle donne, e l’identità femminile non coincide necessariamente con la maternità.
Anche la vecchia divisione tra un uomo associato all’attività, fino alla violenza, e una donna confinata alla passività, fino al masochismo, viene indicata come troppo semplice. La permanenza in un rapporto maltrattante, sottolinea, non dimostra automaticamente una struttura personale masochistica o dipendente.
L’amore non cancella le differenze
Un nodo decisivo riguarda l’idea di coppia come fusione completa. Fusilli De Camillis riprende la provocazione di Jacques Lacan sull’inesistenza del rapporto sessuale inteso come armonia assoluta e richiama Julia Kristeva: anche nell’intimità, l’altro conserva una parte irriducibilmente straniera.
Riconoscere questa distanza non significa rinunciare al legame. Al contrario, l’amore può consistere proprio nell’accettare la libertà, l’opacità e il cambiamento dell’altra persona, invece di trasformarli in un problema da risolvere attraverso il possesso.
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Anche l’aggettivo “mia”, riferito alla compagna, può quindi assumere un significato diverso. L’appartenenza, se intesa come vicinanza e intimità, non dovrebbe limitare il percorso dell’altro, ma proteggerne il desiderio di realizzazione e la possibilità di restare libero.
Quando l’inafferrabile fa paura
Dentro questo quadro torna il peso della cultura patriarcale, non come formula da ripetere automaticamente, ma come insieme di immagini e aspettative ancora attive. Le parole usate per descrivere i rapporti possono diventare inflazionate; tuttavia, resta necessario chiedersi quali modelli attribuiamo agli uomini, alle donne e al legame tra loro.
Il femminile che non si lascia ricondurre soltanto alla cura o a una funzione rassicurante può essere percepito come minaccia. Quando una donna non occupa il posto che le è stato assegnato, la sua autonomia e la sua imprevedibilità rischiano di essere vissute come qualcosa da controllare, addomesticare o cancellare.
È in questo passaggio che la violenza smette di apparire come un elemento estraneo ai rapporti umani. Può nascere, invece, dalle forme ordinarie del legame, quando la libertà dell’altro viene vissuta come una perdita di potere o come un’intollerabile fonte di incertezza.
Il confronto arriva da Perugia
Queste riflessioni sono al centro dell’incontro tra Alessia Fusilli De Camillis e Carlotta Cossutta, filosofa politica e studiosa delle teorie femministe e queer, all’interno di Kum! Festival, in corso a Perugia. Il tema generale della manifestazione è la tentazione della violenza, affrontata in particolare attraverso la violenza contro le donne.
L’appuntamento invita così a interrogare il modo in cui concepiamo l’essere in relazione e quello che consideriamo uno spazio condiviso tra due persone. Per Fusilli De Camillis, la risposta non passa dalla negazione del conflitto, ma dalla capacità di riconoscere la differenza senza trasformarla in dominio.
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