Emanuele Filiberto: «Sono felice e libero», ma resta il nodo dell’amore
A Domenica In il principe ha parlato della nonna Maria José, dell’esilio, del cognome e del libro La Regina di Maggio, senza confermare una nuova relazione
«Sono felice e libero». Con questa frase Emanuele Filiberto di Savoia ha scelto di chiudere il racconto della propria vita privata durante l’intervista a Domenica In. Una risposta arrivata dopo le domande di Mara Venier sulla possibilità di una nuova relazione, senza però aggiungere particolari sulla sua situazione sentimentale.
Il principe ha chiarito di non avere una nuova fidanzata, mentre ha definito ancora solido il legame di amicizia con l’ex moglie Clotilde Courau. Anche un videomessaggio dedicato alla sua attività con il Savoia Calcio aveva alimentato la curiosità sulla sua vita affettiva, ma Emanuele Filiberto ha smentito l’indiscrezione con un sorriso.
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Tra televisione e autoironia
Nel corso della conversazione è riemerso anche il rapporto costruito negli anni con il pubblico italiano. La partecipazione a Ballando con le stelle, nel 2009, gli aveva consentito di mostrarsi senza la distanza e i pregiudizi legati al suo cognome. L’obiettivo, ha spiegato, era far capire di essere una persona comune, al di là del titolo e della storia familiare.
Un anno dopo arrivò l’esperienza al Festival di Sanremo, condivisa con Pupo e Luca Canonici attraverso Italia amore mio. Emanuele Filiberto non aveva mai cantato prima e accettò quella sfida quasi come una scommessa. Oggi ricorda quell’episodio con ironia: «Ho reso Sanremo stratrash. Più trash di questo non esisteva».
La lezione ricevuta dalla nonna
Al centro dell’intervista è rimasta però Maria José del Belgio, la nonna alla quale Emanuele Filiberto ha dedicato La Regina di Maggio. Il libro ripercorre la figura dell’ultima sovrana d’Italia e il rapporto speciale con il nipote, che da bambino ascoltava i suoi ricordi e le storie sui grandi protagonisti del Novecento, da Albert Einstein a Charlie Chaplin.
Per il principe, Maria José non fu soltanto una regina rimasta sul trono per 35 giorni. La descrive come una donna colta, anticonformista e capace di difendere le proprie convinzioni. «Le donne di Casa Savoia sono molto più importanti degli uomini», ha affermato, sottolineando anche il peso che, secondo lui, ebbero nella storia d’Italia.
La nonna viene ricordata inoltre per il suo atteggiamento contrario al fascismo e per i tentativi di opporsi al regime di Benito Mussolini. Durante il periodo trascorso in Svizzera, secondo il racconto del nipote, avrebbe contribuito a sostenere la Resistenza italiana con armi, munizioni e denaro. Il suo carattere indipendente emerge anche dagli episodi legati ai rapporti con il capo del fascismo: entrava nel suo ufficio senza preavviso per contestare ciò che riteneva sbagliato.
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Un’infanzia lontana dall’Italia
Il legame con Maria José si consolidò nelle visite domenicali dell’infanzia. All’epoca Emanuele Filiberto avrebbe preferito trascorrere il tempo con gli amici, andare in bicicletta o al cinema; oggi considera quei pomeriggi una delle eredità più preziose ricevute. La nonna gli ha trasmesso soprattutto l’importanza della libertà e il desiderio di conoscere, due valori che il principe considera ancora centrali.
Se potesse rivederla, ha spiegato, vorrebbe semplicemente registrare la sua voce per riascoltare le storie che raccontava. Il ricordo è legato anche alla consapevolezza di aver avuto davanti a sé una testimonianza vivente della storia: «Andavo a scuola e tutti i miei amici avevano dei libri di storia. Io avevo la storia davanti a me. Il mio libro era mia nonna».
Nato a Ginevra nel 1972, Emanuele Filiberto trascorse gli anni della crescita lontano dall’Italia, senza poter entrare nel Paese che aveva avuto Casa Savoia al vertice. Da bambino non comprendeva il motivo di quel divieto. Ricorda però gli autobus di monarchici italiani che raggiungevano la famiglia portando prodotti provenienti da diverse regioni, compresa una pecora.
In una di quelle occasioni salì a bordo e manifestò il desiderio di rientrare in Italia con loro. Fu allora che iniziò a capire il significato concreto dell’esilio. Il rapporto con il Paese e con il nome di famiglia rimase segnato da quella condizione: «Per me l’Italia significava esilio. Casa Savoia significava esilio».
Il peso di un cognome
Il ritorno in Italia, avvenuto nel dicembre 2002, non cancellò le difficoltà. Emanuele Filiberto ha raccontato di aver incontrato diffidenza e giudizi legati al cognome, una presenza ingombrante con cui ha dovuto confrontarsi a lungo. Proprio per questo ha scelto di dedicare il libro alle figlie Vittoria e Luisa.
Il suo augurio è che possano vivere il nome e la storia familiare senza trasformarli in una fonte di conflitto. Nelle parole pronunciate in televisione, il percorso personale del principe si intreccia così con l’insegnamento della nonna: restare curiosi, difendere il proprio pensiero e cercare una libertà autentica.
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