Violenza e rinascita: il modello della Maison des Femmes arriva al cinema
Ghada Hatem-Gantzer racconta il centro nato a Saint-Denis per sostenere le vittime e il percorso integrato dedicato anche alle donne con mutilazioni genitali
Un luogo in cui cure mediche, sostegno psicologico, assistenza sociale e tutela legale convivono per aiutare le donne a riprendere in mano la propria vita. È questa l’idea alla base della Maison des Femmes, fondata nel 2016 a Saint-Denis, nell’area parigina, dalla ginecologa e ostetrica franco-libanese Ghada Hatem-Gantzer. L’esperienza del centro ha ispirato un film in arrivo nelle sale italiane il 29 ottobre.
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Un centro nato dall’assenza di risposte
Hatem-Gantzer racconta di aver incontrato per anni donne vittime di violenze sessuali, domestiche e psicologiche, spesso isolate e incapaci di individuare un interlocutore a cui affidarsi. Da questa constatazione è nata una struttura capace di riunire nello stesso percorso medici, psicologi, assistenti sociali, arteterapeuti, forze dell’ordine e avvocati.
Secondo la fondatrice, l’approccio comune ha favorito un recupero più solido della dignità e della fiducia personale. Il modello ha trovato seguito anche fuori da Saint-Denis: oggi in Francia esistono 35 Maison des Femmes. Nel centro, inoltre, è emersa con particolare evidenza la presenza di donne sottoposte a mutilazioni genitali: in un mese osservato nel reparto maternità, su 4.700 nascite annuali, il 14 per cento delle partorienti risultava averne subita una.
Oltre l’intervento, la ricostruzione
Le mutilazioni genitali femminili consistono nella rimozione, totale o parziale, dei genitali esterni per ragioni non mediche. L’Organizzazione mondiale della sanità le suddivide in quattro categorie; in Francia prevale il secondo tipo, che riguarda la clitoride e le piccole labbra. Le conseguenze possono includere emorragie, infezioni, dolori durante la minzione, il ciclo mestruale, i rapporti e il parto, oltre a un trauma profondo.
La pratica, precisa Hatem-Gantzer, non è prescritta da alcuna religione. In diverse comunità viene invece associata alla purezza, alla femminilità e alla possibilità di sposarsi, oppure utilizzata come strumento di controllo della sessualità. Per questo la chirurgia non viene mai considerata sufficiente: «La ricostruzione fisica passa anche per la testa», spiega la dottoressa, sottolineando il ruolo di psicologi e sessuologi accanto ai chirurghi.
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Il film porta il centro sul grande schermo
La realtà della Maison des Femmes è al centro di “La casa delle donne”, esordio cinematografico della regista francese Mélisa Godet. Il film segue, attraverso la fiction, il lavoro quotidiano dell’équipe tra visite, sedute terapeutiche e storie personali, mostrando la funzione di riferimento svolta da questi servizi per donne di età diverse.
L’opera arriva in Italia con il patrocinio di Amnesty International Italia e il sostegno di Differenza Donna e Kering Foundation. La pellicola racconta anche la complessità della ricostruzione chirurgica: molte pazienti immaginano di poter tornare esattamente alla condizione precedente, mentre i medici spiegano che l’obiettivo è rendere il corpo simile, non cancellare ciò che è accaduto.
Prevenzione e scuola restano decisive
In Francia le mutilazioni sono vietate, salvo specifiche necessità mediche, e la normativa consente controlli sulle bambine. Le autorità possono intervenire anche per impedire che una minore venga portata all’estero e sottoposta alla pratica; le campagne informative invitano ragazze e adolescenti a rivolgersi a insegnanti, medici o adulti di fiducia in caso di pericolo.
Hatem-Gantzer insiste però soprattutto sull’educazione. Nelle scuole affronta consenso, sessualità, violenza e differenze culturali; in Francia la legge prevede almeno tre momenti annuali dedicati a questi temi per gli studenti dai 3 ai 18 anni. Le denunce di violenza sono aumentate del 30 per cento e le forze dell’ordine hanno l’obbligo di accogliere adeguatamente le vittime, ma secondo la fondatrice il contrasto non può fermarsi all’assistenza: serve educare ragazze e ragazzi a riconoscere e rifiutare la cultura patriarcale.
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