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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Verità Nascoste, accuse sulla stampa nel caso Stasi

In tv spazio alle parole di Ghizzoni e De Rensis, oltre all’assoluzione di due autori de Le Iene

La puntata di Verità Nascoste ha riportato al centro il ruolo della stampa nel caso Stasi.

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Il possibile movente di Sempio

Nel corso della trasmissione è stata ripresa l’ipotesi di un movente sessuale attribuito dalla Procura ad Andrea Sempio. L’analisi ha riguardato alcuni libri su delitti, stupri e violenze trovati nella sua abitazione, oltre a video motivazionali con riferimenti a fantasie considerate inquietanti.

È stato citato anche materiale pornografico con scene di torture ai danni di donne. Gli ospiti hanno collegato questi elementi a una possibile difficoltà nel rapporto con il mondo femminile e a una concezione conflittuale della sessualità, senza che tali aspetti costituiscano da soli una prova del delitto.


L’impronta e gli altri indizi

Un medico osteopata e docente di biomeccanica dell’Università San Raffaele di Milano, il dottor Di Pietro, ha esaminato la cosiddetta impronta a pallini. Secondo la sua valutazione, chi l’ha lasciata avrebbe esercitato un appoggio anomalo anche restando fermo, forse in una condizione di forte agitazione.

La conformazione della suola rende però difficile ricavare una misura certa: ogni pallino può deformarsi e allargarsi come un piccolo elemento ammortizzante. Inoltre, la traccia non è completa. Umberto Brindani ha indicato come elementi principali dell’impianto accusatorio l’impronta 33 e il Dna sotto le unghie, mentre Oscar Ghizzoni, dopo centinaia di verifiche, avrebbe riscontrato una compatibilità con un numero 43 e mezzo.


Le pressioni sulla revisione

La parte dedicata all’informazione è partita dalle dichiarazioni rese da Grazia Longo venerdì scorso a Quarto Grado. La giornalista aveva riferito che Francesca Nanni, procuratrice generale della Corte d’Appello di Milano, avrebbe subito pressioni legate alla richiesta di revisione del processo di Alberto Stasi.

Antonio De Rensis ha definito la vicenda fonte di turbamento e ha chiesto che quelle affermazioni siano sottoposte a ulteriori controlli. L’avvocato ha ribadito la necessità di distinguere il diritto di critica dalla diffusione di informazioni non verificate e ha detto: «L’anti-Stasi deve avere un limite».

Milo Infante ha richiamato il codice deontologico dei giornalisti, sostenendo che una notizia debba essere verificata prima della pubblicazione o della messa in onda. A suo giudizio, riferire un’indiscrezione senza averne controllato il fondamento rischia di trasformarla in pettegolezzo, maldicenza o calunnia.

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Le parole di Ghizzoni

Durante la trasmissione sono stati riproposti anche alcuni passaggi dell’intervento di Oscar Ghizzoni, consulente della difesa di Stasi. Il chimico ha raccontato che, negli anni, si sarebbe consolidata una ricostruzione basata su elementi che lui considera parziali e fuorvianti, poi contestati uno dopo l’altro.

Ghizzoni ha descritto una battaglia segnata da costi economici e conseguenze personali. Il gruppo avrebbe scelto di proseguire senza ricevere compensi, sostenendo l’attività per principio: «Ci siamo ritrovati senza un euro, ma siamo andati avanti lo stesso, pro bono, per una questione di principio».

Il consulente ha ricordato anche la vicinanza all’avvocata Bocellari, indicata come la persona che avrebbe pagato il prezzo più alto del linciaggio mediatico. Secondo il suo racconto, il sostegno sarebbe continuato per non lasciarla sola durante quella fase.


L’assoluzione per Le Iene

La Corte d’Appello di Milano ha assolto Riccardo Festinese e Alessandro De Giuseppe, autore e inviato de Le Iene, dall’accusa di diffamazione aggravata ai danni di Stefania Cappa. La decisione ha annullato la condanna pronunciata in primo grado.

La querela era nata da un servizio dedicato alle dichiarazioni del testimone Bruscagin. L’uomo aveva raccontato che qualcuno avrebbe visto Stefania Cappa in bicicletta, il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi, mentre gettava alcuni attrezzi nel canale di Tromello.

Umberto Brindani ha difeso il diritto dei giornalisti di riferire i fatti e ha richiamato il numero delle querele presentate a Milano: «140 querele solo a Milano, non c’è un precedente». Il direttore di Gente ha aggiunto che non tutti i professionisti possono contare sulla tutela economica della propria azienda.

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