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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Roblox e minori, tra chat, codici e rischi online

La piattaforma supera 100 milioni di utenti al giorno e dal 31 agosto è soggetta alle regole europee più severe

Roblox è stata designata dalla Commissione europea come piattaforma online di dimensioni molto grandi. La decisione, entrata in vigore il 31 agosto 2026, impone nuovi obblighi sui rischi per i minori, il benessere degli utenti e la diffusione di contenuti illegali.

La questione riguarda una realtà frequentata ogni giorno da oltre 100 milioni di persone. Tra gli utenti che hanno verificato la propria età, quasi tre su quattro sono minorenni. Per molti ragazzi il gioco è anche chat, socialità, identità digitale e passaggio verso altri servizi.

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Le regole europee per Roblox

Con 46,6 milioni di utenti attivi mensili medi nell’Unione europea, Roblox rientra tra i servizi chiamati a valutare periodicamente i rischi sistemici legati al proprio funzionamento. Il Digital Services Act richiede inoltre l’adozione di misure per limitarli, compresi quelli che possono incidere sulla salute fisica e mentale dei minori.

L’articolo 34 del regolamento chiede alle piattaforme di progettare i propri servizi in modo da prevenire anche la violenza di genere e la circolazione di materiali illegali. Per le famiglie, il tema non si esaurisce però nei controlli parentali: una segnalazione che non funziona o una risposta automatica possono lasciare irrisolto il problema.


Cosa cercano i ragazzi online

Secondo lo psicologo Luca Massironi, davanti a un contenuto bisogna chiedersi quale bisogno emotivo, relazionale o sociale riesca a soddisfare. «Il lavoro comincia quando si prova a capire che cosa rappresenta il digitale nella loro vita», ha spiegato parlando del rapporto tra ragazzi, giochi e piattaforme.

Roblox consente a un preadolescente di costruire un’immagine di sé attraverso un avatar e di ottenere riconoscimento all’interno di un gruppo. La dipendenza, osserva Massironi, non dipende soltanto dal numero di ore trascorse online: può emergere quando il digitale diventa l’unico luogo in cui il ragazzo riesce a vivere relazioni o esperienze che gli mancano fuori dalla rete.

Un meme aggressivo o un gioco dell’orrore possono quindi servire a misurare la reazione degli altri. Il contenuto resta rilevante, ma lo è anche la risposta attesa da chi lo pubblica: approvazione, attenzione oppure una reazione di scandalo.

Marisa Marraffino, avvocata penalista esperta di reati informatici, privacy e diritto minorile, invita inoltre a non immaginare l’adescamento soltanto come l’irruzione di uno sconosciuto minaccioso. «Molte dinamiche problematiche possono cominciare esattamente al contrario: qualcuno ti accoglie, ti ascolta, ti fa sentire importante», ha detto.

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Le relazioni possono poi proseguire senza soluzione di continuità tra Roblox, TikTok, Discord e Telegram. Premi, eventi e ricompense spingono a tornare sulla piattaforma; Marraffino ha riferito di famiglie con bambini capaci di svegliarsi durante la notte per collegarsi. «Ti danno i superpoteri che non hai nella vita reale», ha osservato, collegando il gioco al bisogno di sentirsi utili e riconosciuti.


Le mappe e i codici violenti

Seguendo i collegamenti tra giochi e chat si arriva anche a comunità che celebrano stragi realmente avvenute. Su Roblox alcuni utenti indirizzano verso gruppi Telegram per scambiare oggetti virtuali o ottenere Robux; da lì il percorso può continuare su Discord e su altri canali. L’accesso non richiede competenze tecniche, ma la comprensione dei riferimenti spesso sì.

In un gruppo Telegram chiamato Active Recreation Games compariva la ricostruzione della moschea di Christchurch, teatro nel 2019 dell’attacco compiuto da Brenton Tarrant, nel quale morirono 51 persone. In una schermata erano visibili riferimenti a Rotherham, Alexandre Bissonnette e Luca Traini, associati rispettivamente a episodi e figure utilizzati per alimentare narrazioni razziste o islamofobe.

Nel server Discord Mass Murderers erano presenti immagini di Elliot Rodger, autore della strage di Isla Vista del 2014 e figura dell’immaginario incel, oltre a richieste di filmati sulle simulazioni di Christchurch e fotografie di cappi. Un ritratto, un’arma virtuale o una mappa possono diventare segnali di appartenenza, non semplici elementi di un gioco.

Il Combating Terrorism Center di West Point ha descritto la True Crime Community come una sottocultura nella quale conoscere dettagli e produrre contenuti aumenta il riconoscimento sociale. Le mappe rimosse possono ricomparire su profili alternativi, mentre video, meme e collegamenti ai server vengono rilanciati su TikTok e Reels.

Per Marraffino, il monitoraggio totale non è una soluzione praticabile: «Un genitore non può passare ventiquattr’ore su ventiquattro a monitorare le chat di un figlio». Il compito degli adulti diventa allora anche interpretare i codici, parlare delle relazioni costruite online e capire quale funzione abbia, per il ragazzo, ciò che guarda o condivide.

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