Vanzina sfida le piattaforme con un delitto: «Il cinema è libertà»
Con La sera a Roma il regista torna al giallo e usa un omicidio per raccontare passioni, solitudini e contraddizioni della capitale.
Il nuovo film di Enrico Vanzina nasce da una preoccupazione sul presente del cinema italiano, ma prende la forma di un giallo ambientato nei salotti della Roma più elegante. La sera a Roma, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione dedicata al grande pubblico, riporta il regista verso un genere già affrontato con il fratello Carlo.
Al centro della storia c’è Federico, interpretato da Massimo Ghini: un giornalista e sceneggiatore affermato, diviso tra una vita matrimoniale complicata e il rapporto clandestino con Claudia, portata sullo schermo da Rocío Muñoz Morales. L’assassinio di un giovane aspirante attore, conosciuto dal protagonista poche ore prima, lo trascina dentro un’indagine piena di sospetti.
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Un giallo tra amori e segreti
L’inchiesta diventa il punto di partenza per esplorare tradimenti, rivalità, desideri e vendette. La città non fa soltanto da sfondo: la Roma raffinata e insieme consumata che circonda Federico entra nella trama e riflette le inquietudini dei personaggi.
Vanzina aveva scritto il romanzo da cui è tratto il film nel 2018, senza pensare inizialmente a un adattamento per il cinema. Il mistero, nelle sue intenzioni, serve soprattutto a parlare di rapporti sentimentali nella maturità e del modo in cui il tempo modifica persone e legami. «È un film della maturità sul tempo», ha spiegato il regista, che ha voluto inserire anche un richiamo alla tradizione cinematografica della capitale.
La scelta del giallo rappresenta inoltre una pausa rispetto alla commedia. Il precedente più vicino è Sotto il vestito niente, realizzato insieme al fratello Carlo, mentre il modello dichiarato per questa nuova prova è La donna della domenica di Luigi Comencini, capace di osservare con ironia e tensione gli ambienti dell’alta società torinese.
Il cinema cerca ancora l’Italia
L’opera guarda al cinema popolare italiano e all’eredità di Steno, padre di Enrico e autore molto legato alla commedia. L’obiettivo, secondo il regista, era costruire un racconto capace di coinvolgere il pubblico senza rinunciare all’emozione e a qualche elemento sorridente.
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Nel cast figurano anche Carlo Buccirosso, Martina Stella, Nicoletta Romanoff, Ricky Memphis e Luca Ward. I loro personaggi abitano un mondo segnato da desideri trattenuti, menzogne e fragilità che finiscono per affiorare durante lo sviluppo dell’indagine.
Martina Stella interpreta Giulia, una conoscente di Federico tormentata da un profondo conflitto interiore. L’attrice ha raccontato di aver ritrovato sul set un clima familiare grazie al ritorno al lavoro con Vanzina e di essersi confrontata con un ruolo lontano dalle aspettative: «Non mi sarei mai aspettata di recitare un personaggio così in contraddizione, che vive in perenne disagio».
Nicoletta Romanoff veste invece i panni di una nobildonna apparentemente impeccabile. Dietro quella sicurezza si nascondono noia e isolamento, sentimenti che la spingono a oltrepassare i limiti e a costruire una catena di bugie lungo tutta la vicenda.
La critica alle piattaforme
La realizzazione del film offre a Vanzina l’occasione per intervenire sullo stato del settore. A suo giudizio, la commedia ha raccontato per decenni il Paese e ha costituito una delle principali energie del cinema nazionale; oggi, invece, molti giovani autori preferiscono percorsi più personali e sono meno numerosi quelli interessati a rappresentare l’Italia.
Il regista collega questa trasformazione alla televisione, ai social e alla crescita delle piattaforme, ritenute responsabili di aver indebolito il cinema di genere. Allo stesso tempo difende il valore specifico del grande schermo: «Il cinema ha uno sguardo diverso, perché riesce ad accorgersi di quello che sta per accadere cinque minuti prima della realtà». Per Vanzina, resta insieme al giornalismo uno degli ultimi spazi di libertà.
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