Milano, Cossutta sfida la sinistra: «La rabbia va ascoltata»
La candidata indipendente propone una città fondata su casa, scuola e legami sociali, criticando repressione e disuguaglianze come risposta ai disordini
Carlotta Cossutta corre da indipendente e affida la propria proposta per Milano a uno sguardo dichiaratamente femminista: mettere al centro chi vive le condizioni più fragili e collegare problemi che spesso vengono affrontati separatamente. Casa, istruzione, sicurezza, verde e accesso ai servizi, nella sua visione, fanno parte della stessa questione politica.
La candidata sostiene anche il ricorso alle primarie, considerate uno strumento utile in una fase segnata dalla sfiducia e dall’astensione. A livello nazionale, però, prende le distanze dal personalismo delle liste e chiede al Campo largo di decidere rapidamente il proprio candidato, perché l’incertezza rischia di allontanare ulteriormente gli elettori.
LOOKFANTASTIC
-22% da LOOKFANTASTIC IT
La città deve riconoscere i legami
Tra le sue proposte c’è l’istituzione del “Registro dei legami scelti”, pensato per tutelare le relazioni familiari e affettive che non coincidono necessariamente con i vincoli di sangue. A Milano il 56 per cento delle famiglie è composto da una sola persona, spesso sostenuta da una rete di amici e persone vicine: secondo Cossutta, anche queste forme di solidarietà dovrebbero essere considerate dalle politiche sociali del Comune.
La docente, precaria all’Università Statale di Milano, dichiara di guadagnare 1.800 euro al mese e di non avere figli. La sua condizione personale, spiega, è comune in una metropoli dove i rapporti scelti assumono un peso crescente e dove il sistema pubblico dovrebbe riuscire a intercettare bisogni diversi da quelli della famiglia tradizionale.
Sul tema dell’abitare, Cossutta propone di abbandonare l’idea della casa come bene d’investimento e di affidare maggiormente le nuove costruzioni alle cooperative, invece di favorire i grandi operatori immobiliari. Il rischio, a suo giudizio, è realizzare alloggi di lusso inaccessibili anche al ceto medio milanese.
La candidata lega il diritto alla casa anche a quello della residenza. Chi nasce e cresce a Milano, sostiene, dovrebbe essere riconosciuto come parte della città indipendentemente dalle origini. Gli affitti senza contratto possono infatti privare intere famiglie della residenza e, di conseguenza, di servizi essenziali come il medico di base. Per ampliare il sistema di sostegno, aggiunge, le risorse esistono: durante le Olimpiadi il Comune riuscì a trovare rapidamente 40 milioni di euro non previsti per l’Arena di Santa Giulia. Il nodo, dunque, sarebbe la scelta delle priorità.
Una sinistra lontana dal modello neoliberista
Per Cossutta la sinistra non deve limitarsi a difendere i diritti civili, ma tornare a occuparsi delle disuguaglianze economiche. Il problema, osserva, non è soltanto aver trascurato le questioni sociali: per troppo tempo il centrosinistra avrebbe accettato l’idea che la crescita producesse automaticamente una redistribuzione della ricchezza.
La candidata contesta anche la retorica secondo cui chiunque possa farcela con il solo impegno personale. Le possibilità, spiega, dipendono dalle condizioni di partenza. In questa prospettiva cita il Jobs Act e il Pacchetto Treu, provvedimenti approvati da governi di centrosinistra che, secondo la sua lettura, hanno aumentato la precarietà del lavoro.
La sua biografia professionale diventa così parte della critica politica: a 40 anni insegna Filosofia politica alla Statale di Milano, ma resta precaria. Prima dell’attività accademica e dell’impegno nel collettivo studentesco Rebelde del Liceo Parini, racconta di aver ricevuto indicazioni dal nonno Armando Cossutta, storico dirigente del Pci morto nel 2015. Nel ricordo familiare trova spazio anche un episodio più leggero: il nonno che, su un pattino in mezzo al mare, cantava la Turandot.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Rabbia, disordini e spazi pubblici
La discussione sugli episodi di violenza a Milano, per Cossutta, non può fermarsi alle vetrine danneggiate o alla richiesta di più militari. La candidata separa l’aggressione alle persone, che considera sempre inaccettabile, dai danni alle cose. Pur non difendendo la devastazione dei negozi del centro, richiama le azioni delle Suffragette inglesi e conclude: «La rabbia, se collettiva, è sempre giusta».
A suo giudizio, quella rabbia segnala un malessere più profondo. I giovani avrebbero sempre meno luoghi gratuiti in cui incontrarsi, mentre molti degli spazi rimasti sono legati al consumo e richiedono denaro. A questo si aggiungono divari sociali più marcati, capaci di alimentare frustrazione e desiderio verso beni che una parte dei ragazzi non può permettersi.
Cossutta richiama i disordini avvenuti a Londra circa dieci anni fa e la definizione del sociologo Zygmunt Bauman, che parlò di “rivolte del consumo”. Se una società attribuisce valore soprattutto agli oggetti, sostiene, è sugli oggetti stessi che può concentrarsi lo sfogo di chi si sente escluso.
Anche le reti sociali, secondo la docente, amplificano il fenomeno. Da una parte mettono continuamente i ragazzi davanti a persone più ricche o più arrabbiate, alimentando rispettivamente invidia e imitazione; dall’altra li isolano in una società individualista, spesso chiusi da soli nelle proprie stanze davanti allo smartphone. Protesta e paralisi dell’ansia sarebbero quindi due esiti opposti della medesima condizione.
La repressione non basta
Di fronte ai disordini, la destra propone militari e pene più severe. La sinistra, secondo Cossutta, dovrebbe controllare che la risposta fondata sulla sicurezza non diventi l’unica strategia. La repressione interviene infatti dopo l’episodio e, per questo, non può sostituire un’azione preventiva.
La candidata mette in dubbio anche l’effetto dissuasivo del carcere minorile Beccaria, dove nei giorni dei disordini sono stati portati alcuni ragazzi di 14 anni. La domanda che pone è se quei giovani ne usciranno più tranquilli oppure ancora più arrabbiati.
La sua alternativa passa dalla riapertura degli spazi collettivi, a partire dalla scuola, penalizzata da anni di riduzione dei finanziamenti. Cossutta chiede inoltre di rafforzare la rete degli educatori, che considera una possibile mediazione tra il sentimento di rabbia e la sua trasformazione in violenza.
Il ruolo delle famiglie, aggiunge, non può essere l’unico argine educativo. In alcuni contesti i genitori controllano ogni passaggio della vita dei figli, dal registro elettronico fino agli esami universitari; in altri, invece, lavorano troppo e dispongono di troppo poche risorse per seguirli. Lasciare tutto sulle loro spalle significherebbe ignorare differenze sociali profonde.
Continua a leggere
India, due sguardi per il Pirelli 2027: la sfida agli stereotipi
Solve Sundsbo e Avani Rai raccontano un Paese sospeso tra ritratti intimi, strade in trasformazione e memoria familiare
Milano, la via di una madre: meno soldati e più ascolto ai ragazzi
Claudia Agostinis contesta l’impiego dei militari dopo gli scontri e propone un percorso nelle scuole con forze dell’ordine, commercianti e artisti vicini agli adolescenti.
Il computer obbedisce agli occhi: la sfida italiana senza telecamere
BrainWaves di X-Brain traduce i segnali cerebrali in comandi per computer e macchinari, aprendo applicazioni nell’accessibilità e nella sicurezza sul lavoro.
Arcuri e Pallavicino, il gossip si sgonfia: ora parla di denunce
L’attrice chiarisce il rapporto con il principe 82enne, prende le distanze dalle voci di nozze e annuncia possibili iniziative legali contro gli attacchi online.