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Lifestyle 3 min di lettura8 ore fa

Tumori, il dato invisibile: 2,3 milioni legati a infezioni

Nel 2024 virus, batteri e parassiti sarebbero all’origine di circa un nuovo tumore su otto: il ruolo di Helicobacter pylori, papillomavirus ed Epstein-Barr

Non tutte le diagnosi oncologiche sono riconducibili a comportamenti individuali o a fattori inevitabili. Una parte rilevante dei casi nasce infatti da infezioni che possono restare a lungo senza sintomi: secondo una nuova analisi dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms, nel 2024 circa 2,3 milioni di tumori nel mondo sono stati associati a virus, batteri o parassiti.

La stima, pubblicata sulla rivista Lancet Oncology, equivale a circa un caso ogni otto nuove diagnosi. Il dato non indica che ogni infezione si trasformi in cancro, ma mostra quanto prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti mirati possano incidere sulla riduzione del rischio.


Il papillomavirus resta sotto-utilizzato

Tra gli agenti infettivi più importanti c’è il papillomavirus umano, collegato a circa 750 mila tumori nel 2024. Il suo ruolo è particolarmente evidente nei tumori del collo dell’utero, che in Italia registrano circa 2.500 nuovi casi ogni anno secondo la Fondazione Airc.

In questo caso uno strumento di prevenzione esiste già: il vaccino contro il papillomavirus è gratuito per ragazze e ragazzi. Tuttavia, i dati del ministero della Salute aggiornati alla fine del 2024 mostrano che tra le dodicenni soltanto una su due circa ha completato il ciclo vaccinale; la copertura è ancora più bassa tra i maschi e nessuna regione ha raggiunto l’obiettivo del 95 per cento.


Il batterio che pesa di più

A guidare la classifica non è però il papillomavirus. Il principale responsabile individuato dall’analisi è Helicobacter pylori, un batterio capace di insediarsi nello stomaco e associato a circa 760 mila tumori nel 2024.

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Un vaccino non è ancora disponibile, ma l’infezione può essere individuata e curata con antibiotici. A marzo, un gruppo di 35 esperti riunito dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha indicato, in un documento pubblicato sul New England Journal of Medicine, l’opportunità di cercare il batterio nella popolazione e intervenire prima che provochi danni. Gli studi clinici esaminati indicano che eliminarlo può ridurre del 36 per cento la probabilità di sviluppare un tumore allo stomaco. Nonostante ciò, soltanto pochi Paesi hanno avviato programmi di controllo su larga scala.


Epstein-Barr attende una risposta

Un altro protagonista della ricerca è il virus di Epstein-Barr, noto soprattutto per essere all’origine della mononucleosi. Al microrganismo vengono attribuiti circa 260 mila tumori e, per la prima volta, nella stima sono comprese anche alcune forme gastriche il cui legame con il virus è stato riconosciuto solo in tempi recenti.

L’infezione è estremamente diffusa: secondo il Manuale Msd, negli Stati Uniti ha già interessato oltre il 95 per cento degli adulti. Per ora non esiste un vaccino efficace. È allo studio soltanto un preparato sperimentale a mRna, registrato nei repertori internazionali delle sperimentazioni cliniche e ancora nella prima fase di valutazione.

Le cifre dell’indagine indicano quindi due direzioni: estendere l’impiego degli strumenti già disponibili e accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni. Le coperture vaccinali insufficienti, i programmi di ricerca ancora iniziali e la necessità di ampliare i trattamenti mostrano una sfida complessa, ma definire con precisione il peso delle infezioni aiuta a stabilire dove concentrare risorse e interventi.

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