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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Truccarsi a scuola: il confine che le professoresse scelgono di educare

Due docenti raccontano come cosmetici, socialità e regole siano diventati un’occasione per parlare di autostima, rispetto e consapevolezza

Per alcune ragazze il trucco rappresenta una preparazione all’ingresso in uno spazio percepito come più esigente: la classe resta un luogo protetto, mentre il corridoio e il confronto con gli altri studenti sembrano richiedere un’immagine più curata. Eleonora Orsi osserva che molte adolescenti si sistemano proprio prima dell’intervallo, quasi per affrontare il momento di maggiore esposizione durante la giornata.

«Sembra che la classe sia una comfort zone in cui ci si può mostrare così come si è, e che invece all’esterno ci siano codici più rigidi ed esami più critici da affrontare», spiega la docente. Il trucco, quindi, non coincide necessariamente con la distrazione: può diventare un modo per sentirsi più preparate, sicure o semplicemente a proprio agio.

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Quando il trucco diventa sicurezza

Laura Fabris riconosce nella propria esperienza una possibile chiave per comprendere il comportamento delle studentesse. Da adolescente cercava di coprire l’acne con un fondotinta non adatto alla sua carnagione e oggi ammette che mostrarsi senza cosmetici può ancora provocarle disagio, a causa dei segni lasciati dalla pelle e delle occhiaie molto marcate.

Per lei, dunque, il trucco può essere un gesto leggero, ma anche una risposta a un malessere più profondo. La docente invita a distinguere tra il desiderio tipico dell’adolescenza di valorizzarsi e la necessità di nascondere un problema cutaneo capace di compromettere il benessere psicologico: «Il make-up può davvero aiutare a sentirsi meglio, senza esagerare e cercando sempre di capire che cosa spinge a usarlo».


Il banco non è un camerino

Il fenomeno è diventato più visibile anche perché le ragazze condividono in rete filmati in cui si applicano correttore, lucidalabbra e fard direttamente durante le ore scolastiche. Secondo Fabris, il telefono ha un peso maggiore del cosmetico: senza la possibilità di registrare e pubblicare, molte studentesse non avrebbero motivo di trasformare il gesto in un contenuto da mostrare.

La professoressa non considera problematico un ritocco durante il cambio dell’ora, soprattutto quando la lezione è già terminata. La situazione cambia se l’attività interrompe il rapporto con chi insegna: a suo giudizio, applicare il mascara in modo ostentato mentre il docente parla può risultare più irrispettoso di un messaggio inviato di nascosto, anche se entrambi i comportamenti sottraggono attenzione.


Regole, contesto e rispetto

Orsi racconta di non reagire con rabbia quando chiede alle alunne di rimettere nello zaino pennelli e specchietti. A suo parere, ogni scuola deve però stabilire le proprie priorità: negli istituti segnati da difficoltà più urgenti, il trucco durante la lezione può passare in secondo piano rispetto alla costruzione di relazioni fondate sulla convivenza e sul rispetto reciproco.

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Fabris propone alle ragazze di osservare la situazione da un’altra prospettiva: se fosse l’insegnante a truccarsi mentre interroga, loro si sentirebbero davvero ascoltate? Il punto, per entrambe, non è eliminare ogni gesto legato alla cura di sé, ma aiutare le studentesse a capire quando la libertà personale entra in contrasto con il contesto e con le persone presenti.


Dalle matite colorate ai dettagli perfetti

Le due docenti ricordano anche la propria adolescenza. Orsi portava una matita blu sugli occhi, convinta che potesse aiutarla nelle verifiche o nei rapporti con i ragazzi, mentre Fabris cercava soprattutto di attenuare l’acne e di sentirsi più bella agli occhi dei compagni. All’epoca mancavano i tutorial e l’ispirazione arrivava soprattutto dalle pop star; oggi, invece, le ragazze ricevono continuamente immagini e istruzioni attraverso le piattaforme digitali.

Orsi nota inoltre una cura molto più frammentata del volto: non basta l’aspetto generale, perché ogni elemento deve rispettare caratteristiche precise. Sopracciglia, labbra e naso vengono osservati separatamente, con un’attenzione che può diventare quasi ossessiva. La docente difende comunque la possibilità per le adolescenti di esprimere il desiderio di piacersi, un sentimento che nella sua generazione veniva spesso considerato frivolo o imbarazzante.


La bellezza entra nelle lezioni

Per Fabris, il tema può offrire anche occasioni didattiche. La docente prepara attività sui cosmetici cercando di fornire informazioni utili sulla pelle e sulla composizione dei prodotti, così da aiutare le studentesse a orientarsi tra consigli commerciali e dati realmente attendibili.

Orsi ha invece inserito il trucco in un percorso dedicato alla storia dell’arte e del costume. Insieme a una collega ha proposto una ricerca sulle pratiche cosmetiche di epoche diverse, seguita da un laboratorio di due ore: alcune studentesse hanno trasformato compagne e insegnanti in figure dell’antico Egitto, della Grecia e di Roma.

La scuola, concludono le professoresse, non è il luogo destinato alla cura estetica del viso. Può però diventare lo spazio in cui le ragazze imparano a interrogarsi sul motivo per cui desiderano truccarsi, sul rapporto con la propria immagine e sui limiti da rispettare quando si condivide un’aula.

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