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Lifestyle 3 min di lettura4 ore fa

Schiaparelli, il lusso che spegne il rumore del mondo

Daniel Roseberry porta nel cuore del Louvre una collezione sospesa tra oro, natura e geometrie, trasformando l’eredità della casa in un rifugio surreale e contemporaneo.

«Disconnettersi dal rumore di fondo, affinché rimanga solo una voce chiara». È questa la direzione indicata da Daniel Roseberry per la nuova collezione Schiaparelli, pensata dopo sette mesi che lo stilista definisce «tra i più sconvolgenti della storia recente dell’umanità». La moda, nella sua visione, non diventa un’armatura contro il caos, ma uno spazio capace di offrire calma e protezione.

A ricordarlo è anche un capo ispirato a un modello del 1941: una giacca Elsa con collo alto in velluto nero, arricchita da ricami dedicati a ravanelli e altri ortaggi. L’idea è quella di un’eleganza che sa guardare al passato senza trasformarlo in un esercizio nostalgico, mantenendo intatto il gusto per l’ironia e l’imprevisto.


Il colore esce dagli archivi

Nero, oro ed écru restano i punti di riferimento della casa, ma in questa stagione Roseberry amplia la tavolozza attingendo ancora una volta alla memoria di Schiaparelli. Il blu viene definito «marinaio-pescatore», il verde assume la tonalità del muschio e il rosa richiama il salmone: nomi precisi per sfumature che aggiungono profondità alla collezione.

La stessa libertà si ritrova nei ricami, dove il mondo dell’orto entra su camicie e giacche con una leggerezza quasi giocosa. I motivi vegetali, accompagnati persino da orecchini a forma di cavolfiore, rovesciano con humour uno dei codici più riconoscibili della casa, come già accadeva nell’abito nero e oro indossato da Céline Dion per i concerti alla Plénitude Arena.


Il corpo diventa materia surreale

Tra i pezzi più sorprendenti compare un bustier in pelle, bianco e nero, modellato con forme botaniche e portato sopra un body color pelle. Può essere abbinato a una gonna coordinata oppure a pantaloni ampi in cady nero, mentre la sua struttura dialoga con la morbidezza di altri capi, tra cui l’abito asimmetrico indossato da Mona Tougaard.

La maglia riprende inoltre un effetto simile alla corteccia, ispirato a un tessuto sviluppato da Elsa Schiaparelli. Fili tubolari di crine rivestiti di maglia nera definiscono l’apertura dell’abito e producono un’immagine ambigua: una piega che può ricordare un’onda, una nuvola o il vento che increspa la sabbia.

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Geometrie morbide e gioielli inattesi

La maglieria occupa un posto centrale, in omaggio agli esordi della casa, che proprio con una serie di maglioni aveva iniziato a costruire la propria leggenda. Roseberry ne aggiorna il linguaggio attraverso spirali e composizioni grafiche, accostate a stivaletti a righe nere ed écru con tacchi sagomati come volti.

Il contrasto tra ordine e fantasia attraversa tutta la proposta. Un piccolo gioiello diventa il punto di equilibrio di diversi completi: la sua presenza sposta visivamente l’architettura degli abiti sotto l’ombelico, sia nei vestiti lunghi sia nel body color nude abbinato a una gonna della stessa tonalità.


Il Louvre si trasforma in cabaret

L’ambientazione completa il racconto. Nei pressi del Carrousel du Louvre non viene allestita una passerella tradizionale, ma un cabaret immaginario degli anni Trenta, immerso nell’atmosfera dell’epoca del jazz. Il pubblico può così figurarsi Elsa Schiaparelli accanto a Billie Holiday o Chet Baker, in uno scenario più teatrale che convenzionale.

Tra gli invitati compaiono Farida Khelfa con Marisa Berenson, Peggy Gou insieme ad alcune celebrità thailandesi, Law Roach e Diego Della Valle, proprietario italiano della casa di moda. La sfilata è aperta da Maggie Maurer, volto ricorrente delle presentazioni, la cui presenza richiama insieme le origini americane sue e di Roseberry e la vocazione transatlantica di Schiaparelli.

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