Rosario Jermano, il legame speciale con Pino Daniele e una vita a ritmo di musica
Dalla cantina di Materdei ai palchi internazionali: il percussionista napoletano ha costruito una carriera lunga oltre cinquant’anni accanto a grandi artisti.
La storia di Rosario Jermano incrocia quella di Pino Daniele anche nei momenti più delicati della carriera del cantautore. Jermano non partecipò a Vai mo’ né alla tournée principale legata all’album: la scelta del produttore Willy David cadde su Tony Esposito e sul cosiddetto supergruppo, senza che questo segnasse una frattura personale tra i due musicisti.
Negli anni successivi, invece, Pino Daniele tornò a coinvolgere la formazione storica di Nero a metà, nella quale rientrava anche Jermano. Il percussionista prese parte inoltre a una parte del tour Ferry Boat e allo spettacolo organizzato a Cinecittà per Telefono Azzurro.
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Un’amicizia nata a Materdei
Il rapporto tra i due artisti era cominciato negli anni Settanta, quando Jermano fece conoscere al giovane Pino Daniele il maestro Gianni Battelli. Prima ancora dei grandi palchi, i due si ritrovavano nella cantina di Jermano per suonare e sperimentare nuove idee.
In quel periodo realizzarono anche le prove dei brani destinati a Terra mia, primo album di Pino Daniele, pubblicato nel 1977. Le registrazioni furono effettuate nella casa di Jermano, in vico Paradiso, e il percussionista contribuì anche a favorire il contatto che portò al primo contratto con EMI Italiana. Daniele lo chiamava affettuosamente “Pinotto”, un soprannome che racconta la confidenza costruita nel tempo.
Jermano suonò in alcuni dei dischi più importanti della prima fase di Daniele, tra cui Terra mia, Pino Daniele e Nero a metà. La collaborazione proseguì anche in Un uomo in blues, Che Dio ti benedica e Mascalzone latino, oltre che in numerosi concerti tenuti dal cantautore agli inizi della sua attività, spesso in luoghi lontani dai circuiti principali.
Una carriera tra grandi nomi
Prima ancora di diventare un riferimento per la musica napoletana, Jermano aveva già accumulato esperienze al fianco di numerosi interpreti italiani e internazionali. Dal 1980-1981 lavorò con Renato Zero in modo continuativo, partecipando alla realizzazione di oltre 15 album e a diversi spettacoli dal vivo. Fu inoltre coinvolto nel tour Anime Salve di Fabrizio De André.
Il suo elenco di collaborazioni comprende anche Renato Carosone, Zucchero, Eros Ramazzotti, Gino Paoli, Loredana Bertè, Mia Martini, Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, Gigi D’Alessio, Edoardo Bennato, Sting, Toots Thielemans e Andrea Bocelli. Nel complesso, ha preso parte a più di 300 album e a tournée in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Sud America, arrivando a esibirsi anche al Radio City Music Hall di New York.
Nel 1971 aveva fondato Batracomiomachia, formazione jazz-rock nella quale figuravano anche Rino Zurzolo, Enzo Avitabile e Pino Daniele. Il debutto ufficiale, però, risale al 1968, quando lavorò nell’ambito delle colonne sonore della scena musicale partenopea.
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Il percussionista oltre il palco
Parallelamente all’attività con altri artisti, Jermano ha sviluppato un percorso personale. I suoi album solisti hanno esplorato sonorità etniche, musica del mondo e atmosfere contemporanee: Living in Percussion, pubblicato tra il 1991 e il 1992 con il contributo di Pino Daniele, comprende Nadir Dance, scelta come storica sigla di Linea Blu su Rai 1.
A quel lavoro sono seguiti Stravagario nel 1994, Sueno nel 1996, Nouvelle Cuisine nel 2019 e Dance & Drums nel 2022. Nel 2025 è arrivato Voglio Napule ‘e na vota, pubblicato da Universal, progetto nel quale Jermano ha cantato e rappato per la prima volta in brani dedicati a Napoli.
Nel 2016 aveva dato vita al Sangennaro Team insieme a Roberto Giangrande, Gianni Guarracino e Clara Arcucci. Il gruppo ha pubblicato Bio Naples – Neapolitan Songs. Jermano ha ricoperto anche l’incarico di direttore artistico del Teatro Bolivar di Napoli e ha guidato seminari e incontri dedicati alla pratica musicale.
Dagli studi alla consacrazione
Nato a Napoli il 19 settembre 1954, Jermano è cresciuto nel rione Materdei. Si avvicinò alla batteria a sei anni, prendendo come modello Gegè Di Giacomo, batterista di Renato Carosone, mentre l’ascolto di Otis Redding, Aretha Franklin e del blues campano, condiviso con il fratello, contribuiva a formare il suo stile.
Dopo un primo periodo da autodidatta, studiò al Conservatorio di San Pietro a Majella con Antonio Buonomo. In seguito approfondì la tecnica con Walter Scotti, musicista dell’orchestra del Teatro San Carlo, e con Karl Potter per le congas. Nel tempo elaborò anche un approccio personale al berimbau.
Da giovane aveva lavorato come progettista nel settore aeronautico, ma lasciò quell’impiego dopo pochi anni per dedicarsi completamente alla musica. Ha raccontato il proprio percorso nell’autobiografia Voglio fare il musicista, uscita nel 2022, e nel metodo didattico Conga & Tumba per Curci. Nel 2025, all’Arena Flegrea di Napoli, ha ricevuto il Premio Carosone, riconoscimento che si aggiunge a oltre mezzo secolo di attività artistica.
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