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Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

Emanuela Fanelli, il successo non la rassicura: «Può finire»

In Peccato porta sullo schermo la paura del declino, mentre racconta il percorso dagli anni difficili ai due David e alla nuova stagione della sua carriera

Il timore che tutto possa interrompersi accompagna Emanuela Fanelli anche nel momento in cui il lavoro le sta dando più visibilità. È da questa inquietudine che nasce Peccato, la serie ideata con Giulio Somazzi e Valerio Vestoso, disponibile da alcune settimane su HBO Max. Nel frattempo, il 12 novembre l’attrice arriverà nelle sale con Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese.

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Il futuro immaginato fa ancora paura

Nella serie Fanelli interpreta una versione futura di sé: nel 2049 ha 63 anni, vive isolata in Valle d’Aosta dopo uno scandalo e accetta di essere raccontata da una troupe. Attorno a lei compaiono, invecchiati dal trucco, Paola Cortellesi nei panni della Presidente della Repubblica, Sabrina Ferilli, Alessandro Borghi, Tullio Solenghi e Ferzan Özpetek, presente soprattutto per pubblicizzare i pannelli solari del cognato.

L’idea nasce dal rapporto ambivalente dell’attrice con il successo. «La gavetta è stata lunghissima, poi tutto è girato bene, tanto e in fretta. Ho paura che finisca», ha raccontato parlando della serie. Mettere in scena il possibile declino le ha permesso di affrontare quella preoccupazione con ironia, immaginando persino di poter dire, in caso di caduta, di averla prevista.


Dai no alla svolta in tv

Il percorso che l’ha portata ai ruoli più importanti è cominciato dopo una lunga fase di stallo. Nel 2019 Fanelli lasciò il lavoro di maestra d’asilo, svolto per dieci anni, mentre continuava a esibirsi la sera in teatri alternativi e centri sociali. Dopo spettacoli notturni e mattine passate in classe, aveva maturato l’idea di abbandonare la recitazione.

A cambiare direzione fu la proposta di Giovanni Benincasa, arrivata anche grazie al suggerimento di Valerio Lundini, per il programma Battute? su Rai 2. Fanelli pensava di restare soltanto qualche mese e poi cercare un’altra scuola. Da quell’esperienza nacque Una pezza di Lundini, quindi arrivarono due David di Donatello consecutivi, uno per C’è ancora domani di Paola Cortellesi, e la conduzione della Mostra di Venezia.


Una serie rifiutata da tutti

Prima di approdare su HBO Max, Peccato aveva incontrato numerosi ostacoli. Fanelli aveva presentato il progetto alle piattaforme disponibili, ricevendo risposte negative: secondo i loro dirigenti, il pubblico italiano non avrebbe apprezzato un finto documentario e il formato sarebbe stato considerato troppo sofisticato. Le alternative proposte consistevano nel trasformarlo in una fiction simile a Vita da Carlo, soluzione che l’attrice non ha voluto accettare.

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La produzione Be Water ha infine deciso di correre il rischio. Il buon riscontro ottenuto dalla serie ha rafforzato la convinzione di Fanelli, critica verso l’idea che gli spettatori italiani siano poco interessati a proposte non convenzionali. «Mi dispiace che si sottovaluti così tanto il pubblico italiano», ha detto, spiegando di passare senza problemi da opere considerate impegnate a prodotti più leggeri.


Autoironia contro il circolo chiuso

Peccato prende di mira anche i meccanismi del mondo dello spettacolo: il linguaggio autoreferenziale, la vanità, l’invidia e la tendenza a richiamare sempre gli stessi interpreti. Fanelli chiarisce però che il bersaglio principale resta anche lei stessa. Per questo, nella serie, ai professionisti famosi chiamati a interpretare sé stessi ha affiancato attori meno conosciuti, scelti per offrire loro uno spazio che spesso non arriva.

Il successo, secondo l’attrice, non ha modificato le sue capacità, ma il modo in cui vengono percepite. In passato ai provini veniva definita “strana”; dopo l’affermazione, la stessa caratteristica è diventata sinonimo di originalità. A proteggerla dall’autocompiacimento restano gli amici del liceo di Frascati, che continuano a trattarla come una persona qualunque. I due David sono nello studio, su una libreria: esporli in salotto le sembrerebbe eccessivo.


Il lavoro oltre il riconoscimento

Fanelli ammette di essere molto severa con sé stessa. Rivedersi nei film degli altri le provoca disagio e la porta a concentrarsi sugli errori, mentre non le capita quasi mai di pensare di essere particolarmente brava. Con gli altri sa essere comprensiva, ma per ogni propria imperfezione tende a punirsi molto più del necessario.

Anche sulla tecnologia mantiene una posizione prudente: usa l’intelligenza artificiale soltanto per creare immagini scherzose con i volti degli amici, mentre nel cinema teme che il criterio del risparmio possa ridurre le persone a semplici costi. Politicamente si definisce di sinistra, pur criticando una parte politica che considera da tempo priva di identità e di proposte sufficientemente riconoscibili.

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