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Lifestyle 2 min di lettura6 min fa

Il 28 maggio che ha spezzato Totti: «Sono morto»

Durante la presentazione di Oltre, l’ex capitano della Roma ha raccontato il dolore per un addio al calcio deciso senza che si sentisse pronto.

A nove anni dal ritiro, Francesco Totti è tornato sul giorno che considera una delle ferite più profonde della sua vita. Davanti agli oltre 1500 spettatori del Teatro Brancaccio, l’ex capitano della Roma ha spiegato perché quel congedo dal calcio non fu la conclusione che aveva immaginato.

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Il ricordo più difficile da cancellare

Il 28 maggio resta per Totti una data legata a un distacco vissuto come imposto. «Il 28 maggio sono morto sotto un certo punto di vista perché è stato un addio forzato, che io non volevo e non sentivo», ha raccontato durante l’incontro dedicato al suo libro Oltre.

L’ex numero 10 giallorosso ha ammesso di sapere che prima o poi sarebbe arrivato il momento di chiudere la carriera, ma ha sottolineato quanto quella decisione fosse lontana dalle sue aspettative. Ha anche detto di essere stato l’ultimo a conoscere il proprio destino e di aver avuto paura di affrontare una nuova fase, non sapendo che cosa avrebbe desiderato né che cosa avrebbe trovato.


Oltre racconta una nuova vita

Il volume, scritto insieme ad Alessandro Alciato e pubblicato da Cairo Editore, si concentra soprattutto sugli anni seguiti all’addio al campo. Alla serata romana hanno partecipato Noemi Bocchi, i figli di Totti e alcuni amici di lunga data, tra cui Vincent Candela e Max Biagi. Bocchi, intanto, è stata raggiunta dalle frecciate ricevute durante Ballando con le Stelle 2026.

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Nel corso della presentazione Totti ha ricordato anche Sinisa Mihajlovic, definendolo «una persona fantastica». Tra i due, ha spiegato, esisteva un legame che «andava oltre il campo», a testimonianza di un rapporto rimasto importante anche fuori dal calcio.

L’ex calciatore ha poi allargato il discorso alla famiglia, ai figli e al legame con il pubblico, indicando nell’affetto ricevuto e restituito il valore più significativo della sua esperienza. Sul finale ha ricondotto la propria storia a una regola dura dello sport: il riconoscimento resta finché si è considerati utili, mentre tutto può cambiare quando non lo si è più. Nonostante il dolore, ha detto di avere accettato la scelta della dirigenza.

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