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Lifestyle 2 min di lettura48 min fa

Ricina, chi ha cercato il veleno? I computer possono svelarlo

Mentre gli investigatori passano al setaccio i dispositivi del liceo Pagano, Gianni Di Vita invita alla prudenza sulle cause della morte di moglie e figlia.

Le ricerche della parola «ricina» sui computer delle scuole frequentate o collegate alle persone ascoltate nell’inchiesta potrebbero offrire nuovi elementi sul caso di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Gli investigatori stanno verificando chi abbia effettuato quelle consultazioni e se esista un legame con l’avvelenamento che, nei giorni dopo Natale, ha causato la morte della quindicenne e della cinquantenne.

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Le indagini cercano una spiegazione

A Campobasso è stato esaminato il sistema informatico del liceo classico «Pagano», istituto frequentato da Sara, iscritta al secondo anno, e dalla sorella maggiore Alice, 19 anni, diplomata a luglio. Si tratta del terzo controllo in una serie di quattro verifiche previste negli ambienti scolastici legati a persone sentite durante l’inchiesta.

L’obiettivo è ricostruire la cronologia delle eventuali ricerche sulla ricina, verificando allo stesso tempo le piste già considerate e quelle che potrebbero essere escluse. Giovanni D’Alfonso, consulente di Gianni Di Vita, ha chiarito che l’identificazione dell’autore sarà possibile soltanto se chi ha utilizzato i computer ha effettuato l’accesso con un proprio identificativo personale. Per ottenere i risultati degli accertamenti, ha aggiunto, potrebbero servire «un paio di mesi».


Il vedovo frena sulle ipotesi

Restano da chiarire sia il modo in cui le due vittime sono entrate in contatto con la sostanza tossica sia il contesto dell’avvelenamento. Gli investigatori stanno inoltre verificando i rapporti personali di Gianni Di Vita e la possibile presenza di un movente passionale, ma al momento non è stata individuata una ricostruzione conclusiva.

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Avvicinato al cimitero di Pietracatella, davanti alle tombe della moglie Sara e della figlia Antonella, Di Vita ha escluso di aver temuto per la propria vita o per quella delle due familiari: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi. Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie». Sulle possibili responsabilità ha scelto di non avanzare supposizioni: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo».


Altri istituti sotto esame

Dopo il controllo al liceo «Pagano», il calendario degli accertamenti prevede una verifica in una scuola di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita e docente di sostegno. Le attività si inseriscono nella stessa serie di controlli informatici disposta dagli inquirenti.

Nei giorni precedenti erano stati esaminati anche l’istituto agrario in cui lavora il marito di una delle persone coinvolte nelle verifiche e il liceo scientifico di Riccia, dove insegna Monia, conoscenza di Gianni Di Vita. Terminato il breve colloquio al cimitero, l’uomo è rientrato tra le tombe e ha annaffiato l’aiuola collocata al centro dei vialetti, senza aggiungere altro sulle ragioni della tragedia o sulle persone eventualmente coinvolte.

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