Quando l’empatia diventa una trappola: il racconto di Alanis Morissette
La cantante ripercorre le relazioni in cui aveva smesso di ascoltare se stessa, mentre una psicologa indica i confini da proteggere e i segnali da osservare.
Il primo campanello d’allarme può emergere quando l’altra persona non tollera un rifiuto. Controllo, gelosia esasperata, svalutazioni, richieste continue di rassicurazione e strategie manipolatorie diventano elementi da osservare con attenzione, soprattutto se compaiono insieme.
Anche l’intensità iniziale merita prudenza. Complimenti incessanti e dichiarazioni assolute come «Sei diversa da qualsiasi altra» possono indicare un’idealizzazione prematura, alla quale talvolta segue una brusca fase di svalutazione.
Quando il no diventa un problema
Secondo Elisa Stefanati, psicologa e psicoterapeuta EMDR del Poliambulatorio Aesthe Medica di Ferrara, l’avvio di un rapporto con una persona narcisista può apparire particolarmente coinvolgente: attenzioni, conferme e seduzione alimentano la sensazione di essere uniche. Il nodo, però, non è un singolo gesto, bensì il modo in cui l’altro reagisce ai limiti e al confronto.
«Un campanello d’allarme da non svalutare è la difficoltà dell’altro ad accettare un “no”», spiega Stefanati. Una relazione può procedere rapidamente senza trasformarsi subito in un legame totalizzante: quando invece l’intensità precede la conoscenza reale e ogni confine viene vissuto come un affronto, il quadro cambia.
L’empatia non deve cancellare sé stessi
È il tema al centro della testimonianza di Alanis Morissette, madre di tre figli e autrice canadese nata nel 1974. Nel podcast Call Her Daddy, parlando con Alex Cooper, la cantante ha raccontato: «Per anni mi sono annullata come persona e sono diventata il target perfetto per uomini narcisisti. Davo loro nutrimento e io nemmeno esistevo».
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Morissette ha spiegato di aver spesso messo da parte i propri bisogni nel tentativo di comprendere e giustificare i partner. L’artista, sposata dal 2010 con il rapper americano Souley, ha anche collegato questa dinamica alla propria forte sensibilità verso gli altri.
Stefanati invita a non confondere comprensione e accettazione indiscriminata. «Anche l’empatia necessita di confini», osserva la psicologa: capire l’origine di un comportamento non obbliga a tollerarlo, se quel comportamento risulta lesivo o incompatibile con il proprio benessere.
Quando l’attenzione è rivolta esclusivamente a ciò che prova l’altra persona, la domanda sui suoi motivi può finire per sostituire quella essenziale: come ci si sente dentro la relazione. Per l’esperta, proteggere i propri limiti non significa diventare meno empatici, ma restituire dignità anche alle proprie necessità. Un legame equilibrato dovrebbe lasciare spazio a entrambe le persone.
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