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Principesse britanniche, i legami segreti con gli uomini della scorta

Da Caterina la Grande alle vicende britanniche, il confine tra protezione e intimità ha alimentato scandali e racconti controversi

Diverse donne delle famiglie reali hanno trasformato il rapporto con le proprie guardie del corpo in legami sentimentali clandestini. Tra i casi più raccontati figurano quelli della principessa Anna con Peter Cross e di Diana con Barry Mannakee.

Il tema torna d’attualità anche per il legame tra il principe Harry e alcuni dei suoi addetti alla sicurezza, mentre prosegue la disputa sua e di Meghan Markle per ottenere una protezione finanziata dallo Stato britannico. Il lavoro delle guardie del corpo impone una vicinanza quotidiana ai propri assistiti, spesso superiore a quella riservata ai familiari.

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Una vicinanza difficile da contenere

Chi svolge questo incarico deve affrontare minacce, pressioni della stampa e reazioni imprevedibili delle persone affidate alla sua tutela. Nel memoir “Spare”, Harry ha raccontato di aver colpito con uno schiaffo Billy the Rock, il suo addetto alla sicurezza, dopo una notte segnata dall’alcol.

La convivenza professionale può creare una confidenza molto profonda. Colin Tebbutt, ex guardia del corpo reale, ha descritto così il rapporto con i protetti: «Finisci per vivere la loro vita un passo avanti a loro». Ha aggiunto che riconoscere in anticipo comportamenti rischiosi fa parte del mestiere, ma il limite personale non dovrebbe mai essere superato.


Anna e il sergente Cross

Nel 1979 Peter Cross venne incaricato di proteggere la principessa Anna, figlia di Elisabetta II e del principe Filippo. Entrambi erano sposati, ma tra il poliziotto, cresciuto in un ambiente lontano dalla corte, e la principessa sarebbe nata una forte sintonia. Cross ha ricordato Anna come una persona affettuosa e diretta: «Andavamo molto d’accordo, soprattutto perché siamo entrambi persone schiette, con i piedi per terra».

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Secondo la versione dell’ex sergente, il rapporto cambiò durante una serata a Gatcombe Park. Un contatto casuale tra le loro mani avrebbe preceduto il bacio e, poco dopo, un incontro riservato in biblioteca. Gli appuntamenti sarebbero proseguiti nella tenuta e nell’appartamento di Anna a Buckingham Palace, fino a suscitare pettegolezzi tra il personale e irritazione nel marito della principessa.


La storia di Diana e Mannakee

Nello stesso periodo, Diana si sarebbe avvicinata a Barry Mannakee, l’agente assegnato alla sua protezione. L’uomo era sposato e, secondo i racconti dell’epoca, aveva un carattere spiritoso e audace, qualità che la principessa apprezzava. Tra i due sarebbe cresciuta un’intesa alimentata da scherzi, conversazioni private e una crescente dipendenza emotiva.

Diana spiegò in una registrazione quanto cercasse la presenza di Mannakee: «Ero felice solo quando c’era lui». Prima degli impegni pubblici si affidava alle sue rassicurazioni; lui, secondo quanto avrebbe riferito a un collega, la consolava nei momenti di crisi. Il personale di palazzo cominciò a notare la frequenza dei loro incontri: Diana cercava di viaggiare sul treno reale quando Mannakee era in servizio, mentre l’agente le portava peluche e prendeva il tè nei suoi appartamenti.

La principessa arrivò a immaginare di abbandonare tutto per vivere con lui. Anche i colleghi dell’agente si accorsero però che il suo comportamento era cambiato, mentre la vicinanza tra i due diventava sempre più evidente agli occhi di chi lavorava attorno alla famiglia reale.

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