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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Paolo Genovese porta al cinema coppie, segreti e verità

Il rumore delle cose nuove arriva il 12 novembre dopo l’apertura alla Festa del Cinema di Roma

Il nuovo film di Paolo Genovese, Il rumore delle cose nuove, arriverà nelle sale il 12 novembre dopo aver aperto la Festa del Cinema di Roma. La storia, tratta dal romanzo omonimo pubblicato da Einaudi, segue tre coppie milanesi alle prese con segreti, desideri e verità difficili da accettare.

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I segreti dietro le apparenze

Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Claudia Pandolfi, Lino Musella e Claudio Santamaria interpretano i sette personaggi del film. Alba convive con Umberto, un uomo che aiuta gli altri ad affrontare il dolore ma che tra le mura domestiche diventa violento. Andreina e Andrea, medico e fotografo, sono invece divisi dal desiderio di lui di avere un figlio dopo una gravidanza interrotta al terzo mese.

Viola è un’attrice senza una carriera affermata, Ralph lavora come rumorista e insieme affrontano il bullismo subito dal figlio. I due discutono sottovoce, mentre Elio entra progressivamente nelle fragilità delle tre relazioni e ne mette in evidenza le crepe.

Genovese ha spiegato che il suo interesse va oltre ciò che le persone mostrano agli altri. Dopo aver portato sullo schermo i telefoni di una compagnia di amici in Perfetti sconosciuti e i pensieri di due persone al primo appuntamento in FolleMente, il regista si concentra sulle parti più nascoste dell’identità.

«Sono quei segreti che ti porti dentro, che decidi per qualche motivo di non condividere e speri che restino lì, dormienti», ha detto parlando del film. Non si tratta soltanto di messaggi compromettenti o di piccoli tradimenti, ma di porzioni della propria vita che vengono tenute nascoste anche alle persone amate.


Le bugie nelle relazioni

Intervistato a Roma, poco prima di tornare al lavoro su FolleMente 2, Genovese ha collegato il tema del film alla sua esperienza personale. Ha compiuto sessant’anni, è sposato da trenta, ha tre figli e prima di dedicarsi al cinema ha studiato Economia e lavorato nella pubblicità.

Secondo il regista, le bugie rivolte agli altri possono spingere a comportamenti lontani dalla propria volontà. Quelle che una persona racconta a sé stessa, invece, possono diventare una forma di protezione e aiutare a sopportare situazioni dolorose, almeno fino al momento in cui non è più possibile ignorarle.

Per Genovese, il legame che permette a una coppia di resistere ai cambiamenti è soprattutto la stima reciproca. «La stima è il più grande collante di una coppia», ha affermato, osservando che con gli anni l’attrazione può diminuire e l’abitudine può occupare più spazio, mentre il rispetto mantiene solida la relazione.

Il regista ha ricordato anche il primo appuntamento con la moglie. Era andato a prenderla in motorino, ma il mezzo era rimasto senza benzina vicino a piazza Venezia: i due avevano quindi proseguito a piedi fino ai Fori Imperiali, parlando a lungo durante la passeggiata.

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La violenza raccontata dal film

Una delle vicende più delicate è quella di Alba, vittima della violenza di Umberto. Genovese ha raccontato di essersi avvicinato al tema anche attraverso la propria esperienza di padre di una figlia, scegliendo di concentrarsi sia sulla difficoltà di interrompere il rapporto sia sul giudizio di chi osserva dall’esterno.

Il regista ha contestato le domande rivolte spesso alle donne che subiscono maltrattamenti: perché non lasciano il partner, perché rimangono o perché tornano. Nel film, Alba mostra quanto sia complesso spezzare quel meccanismo: anche dopo episodi gravissimi, un gesto gentile può alimentare la speranza che l’altra persona sia cambiata.

Un altro elemento riguarda l’immagine pubblica degli uomini violenti. Fuori casa possono apparire disponibili, affidabili e rispettati, costruendo una reputazione che rende più difficile riconoscere ciò che accade nella vita privata. Nel caso di Umberto, il bene che compie aiutando i bambini diventa persino una giustificazione con cui cerca di convincersi di non essere una persona cattiva.


Famiglia e cambiamenti sociali

Nel film trova spazio anche il desiderio di avere un figlio e il peso delle aspettative sulla maternità. Genovese ritiene che la società abbia compiuto passi avanti: oggi scegliere di non diventare genitori è generalmente considerato possibile, anche se in alcuni ambienti resistono giudizi e abitudini legate a una cultura precedente.

Il regista ha ricordato che ai tempi dei suoi genitori il divorzio non esisteva e la famiglia rappresentava il principale punto di riferimento sociale. A suo parere, nessuno dovrebbe essere giudicato per la decisione di non avere figli.

Anche le relazioni cambiano con l’età. Le persone possono crescere in direzioni diverse e allontanarsi, mentre alcuni aspetti del rapporto diminuiscono e altri aumentano. Per Genovese, la stima reciproca può compensare la perdita di attrazione e l’aumento dell’abitudine.

Sul tema della violenza contro le donne, il regista ha infine parlato di una maggiore consapevolezza collettiva rispetto al passato. A suo giudizio, l’educazione e la condanna sociale più netta incidono soprattutto sulle nuove generazioni, anche se i cambiamenti sono più lenti negli ambienti dove i vecchi modelli restano radicati.

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