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Lifestyle 2 min di lettura1 ott

Paola Turci, sette anni dopo: il disco che rompe il silenzio

Due concerti nei locali di Milano e Roma accompagnano l’uscita di un album nato dalla libertà ritrovata e da domande scomode sull’amore.

Paola Turci presenterà il nuovo progetto con due appuntamenti ravvicinati: venerdì 29 novembre sarà alla Santeria Toscana 31 di Milano, mentre martedì 3 dicembre raggiungerà il Largo Venue di Roma. Gli eventi, prodotti da Baobab Music, serviranno a riportare le canzoni in una dimensione intima e senza distanza tra artista e pubblico.

La cantautrice romana non ha ancora escluso un possibile ritorno al Festival di Sanremo, ma per ora ha scelto di concentrarsi sul contatto diretto con chi la segue. Il disco si intitola “Amore a dismisura” e arriva dopo sette anni segnati da una lunga pausa creativa.


La libertà ritrovata diventa musica

Il nuovo lavoro, anticipato da “Vita mia”, è nato quando Turci ha smesso di sottoporre ogni idea a un giudizio preventivo. La scrittura è tornata a scorrere con maggiore naturalezza, anche grazie a un periodo personale vissuto come un ritorno a casa e a una libertà finalmente riconquistata.

«Quando ho scritto il disco ero ebbra di felicità nell’essere tornata a casa mia, con quella sensazione di libertà che mi ha fatto uscire le canzoni senza che le cercassi», ha raccontato la cantante parlando della genesi dell’album. Il risultato è una raccolta che affronta fragilità, errori e bisogno di perdonarsi senza trasformare il dolore in rancore.


Passione, possesso e zone d’ombra

Il titolo prende spunto da una riflessione attribuita a Sant’Agostino sull’amore vissuto senza misura. Turci, però, ne osserva soprattutto il lato problematico e mette al centro una domanda: come distinguere un legame autentico da una relazione che finisce per consumare chi la vive?

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«Esiste un confine tra un sentimento sano e uno che non lo è. L’amore non può fare male, altrimenti sarebbe un ossimoro», ha spiegato l’artista. I brani “Manchi” e “Lo stesso errore” si muovono proprio in questo spazio incerto, raccontando la difficoltà di riconoscere un sentimento vero quando l’altra persona resta chiusa nel proprio universo.


Un suono più ruvido e concreto

Sul piano musicale, Turci ha puntato su strumenti suonati e su un’impostazione lontana dall’eccesso di campionamenti digitali. L’incontro con Francesco Motta ha dato una spinta ulteriore al progetto, riportando in primo piano un’energia vicina alle radici dell’artista e ai riferimenti di Patti Smith, Lou Reed e Nick Cave.

Nel disco compaiono anche Veronica Lucchesi e Giuseppe Anastasi. “Miss”, firmata da Francesco Bianconi dei Baustelle, affronta il tema di un femminicidio: Turci ha spiegato di aver trovato in quel brano una voce capace di esprimere rabbia, dolore e rancore che lei stessa non era riuscita a trasformare in una canzone. Il legame con l’impegno della fondazione Una nessuna centomila resta così parte integrante del suo percorso.

Un ulteriore elemento è “Gesù di Michelangelo”, che contiene un omaggio alla causa palestinese e una poesia recitata in lingua araba. L’album si presenta quindi come una successione di interrogativi personali e collettivi, costruita per lasciare aperte le risposte invece di imporre una sola lettura.

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