Nel caso Garlasco il ruolo di Laura Barbaini
L’ex sostituto procuratore generale è in pensione dal 2018 e ha seguito anche procedimenti contro la criminalità organizzata.
Laura Barbaini ha sostenuto l’accusa nel processo d’appello contro Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, ottenendo la condanna poi resa definitiva.
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Le vicende successive al processo
Nel 2025 Barbaini ha confermato la valutazione già espressa anni prima sull’istanza presentata dalla difesa di Stasi. Il suo nome è comparso in informative e ricostruzioni legate alla gestione di alcuni atti e agli sviluppi dell’indagine su Andrea Sempio, ma non risulta indiziata di reati per queste vicende.
Nel dicembre 2016 aveva esaminato la richiesta difensiva basata su indagini private, che indicavano possibili tracce genetiche di Sempio sotto le unghie della vittima. Gli elementi, secondo la magistrata, erano “non idonei a sostenere la fondata dimostrazione dell’esistenza di un colpevole alternativo”.
La riservatezza sulla vita privata
Le informazioni disponibili riguardano quasi esclusivamente la sua attività professionale. Non sono emersi dati pubblici verificabili su un eventuale compagno, su un matrimonio, su figli o su altri aspetti della sua sfera personale.
Interviste, articoli e documenti accessibili non forniscono ulteriori elementi sulla vita privata di Barbaini. La magistrata ha infatti mantenuto un profilo molto riservato al di fuori del lavoro.
L’accusa contro Alberto Stasi
Nel procedimento per la morte di Chiara Poggi, avvenuta a Garlasco il 13 agosto 2007, Barbaini rappresentò la pubblica accusa nei giudizi d’appello. Dopo due assoluzioni, l’appello bis si concluse con una condanna a 16 anni, successivamente confermata dalla Corte di Cassazione.
Durante quel processo la sostituta procuratrice generale aveva chiesto una pena di 30 anni, sostenendo la responsabilità di Stasi. Nel 2016 trasmise gli atti alla Corte d’Appello di Brescia, competente per un’eventuale revisione, e alla Procura di Pavia.
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Il lavoro nella Direzione antimafia
Barbaini entrò in magistratura nel 1979, dopo un periodo di attività accademica all’Università degli Studi di Milano. Dal 1980 lavorò come sostituto procuratore della Repubblica a Milano; nel 1991 passò alla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo.
Per oltre tre bienni si occupò di ’ndrangheta, riciclaggio e confische. Seguì la ricostruzione dei movimenti finanziari riconducibili alle imprese mafiose e lavorò con l’Ufficio Italiano dei Cambi e con la Banca d’Italia, anche sui procedimenti per associazione mafiosa previsti dall’articolo 416-bis del codice penale.
Gli incarichi alla Procura generale
Tra il 2001 e il 2007 continuò a sostenere l’accusa nei processi legati alla criminalità organizzata. Tra i procedimenti figuravano quelli riguardanti gruppi della ’ndrangheta attivi a Milano, compresi casi collegati all’Ortomercato, oltre alle indagini sui clan Barbaro-Papalia, Alcaro e Albanese.
Il 10 ottobre 2007 assunse l’incarico di sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Milano. Da quella posizione seguì anche giudizi d’appello su gruppi operativi tra Calabria e Milano e tra Palermo e Milano, con attenzione alle misure patrimoniali e alle confische. Rimase in servizio fino al pensionamento, avvenuto nel marzo 2018.
La formazione prima della toga
Tra il 1975 e il 1979 Barbaini lavorò presso la cattedra di diritto amministrativo dell’Università degli Studi di Milano, prima con una borsa di studio e poi con incarichi di ricerca e collaborazione.
In quel periodo collaborò con i professori Amorth e Potoschnig, partecipando all’assistenza degli studenti e alla preparazione di seminari. Pubblicò inoltre contributi su temi legati all’edilizia economica e popolare in riviste specializzate di diritto amministrativo.
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