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Lifestyle 4 min di lettura5 min fa

Massimiliano Gallo tra famiglia, dolore e tempo che passa

L’attore racconta la paternità a 58 anni, il successo di Minerva e il rapporto con le nuove generazioni

Massimiliano Gallo, 58 anni, è tra i protagonisti del successo di Minerva - La scuola, serie presente da tre settimane nella Top 10 di Netflix e vista nella classifica di 62 Paesi. L’attore interpreta il comandante Achille Giordano, padre autoritario e inflessibile, molto distante dal genitore che dice di essere nella vita privata.

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Il ruolo nella serie Netflix

Nella fiction prodotta da Picomedia, Gallo veste i panni di un uomo convinto che il figlio Diego debba conquistare continuamente la sua approvazione. Un personaggio duro, costruito su decisioni che l’attore considera difficili da accettare, soprattutto nel rapporto con i figli.

Gallo ha spiegato che proprio la complessità di Giordano lo ha spinto ad accettare la parte. A suo giudizio, per un interprete i personaggi più ambigui sono spesso quelli che offrono maggiori possibilità, perché hanno una personalità più ricca da esplorare.

Il successo della serie, secondo l’attore, deriva anche dal modo in cui racconta gli adolescenti alle prese con la crescita. I ragazzi si sono riconosciuti nei dubbi e nei problemi dei protagonisti, chiamati a capire che tipo di adulti vogliono diventare.


Il rapporto con i giovani

Gallo ha invitato i genitori a osservare più attentamente i propri figli, senza dare per scontato di conoscerli. Ha criticato l’abitudine di trascorrere troppo tempo davanti al telefono e di perdere così il contatto con le persone frequentate dai ragazzi, con i loro pensieri e con le loro difficoltà.

Parlando delle proteste giovanili in diverse parti del mondo, l’attore ha sostenuto: «Questa generazione è una generazione a cui abbiamo tolto il sogno». Secondo Gallo, ai ragazzi di oggi viene spesso trasmesso il messaggio che ogni possibilità sia già stata esclusa; poi, ha aggiunto, ci si stupisce della loro apatia o della loro aggressività senza interrogarsi sulle responsabilità degli adulti.

Con le sue figlie, ha raccontato, cerca invece di lasciare spazio alle inclinazioni personali. Alla maggiore ha sempre detto di seguire ciò che la appassiona, indipendentemente dal mestiere scelto, perché la realizzazione personale viene prima del riconoscimento sociale.


La paternità dopo i cinquant’anni

La nascita della figlia più piccola ha cambiato il modo in cui Gallo guarda al tempo. L’attore ha ammesso di non riuscire a ridurre gli impegni professionali, ma spera di compensare la minore presenza con rapporti di qualità e con l’esempio di una vita vissuta con passione.

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La bambina ha due anni e otto mesi. Gallo è consapevole della differenza d’età che li separa e del fatto che, quando lei avrà vent’anni, lui ne avrà 70. «Il mio rammarico è non sapere se riuscirò a vederla crescere, o a portarla all’altare», ha detto, spiegando di volerle comunque costruire un futuro anche nel momento in cui non ci sarà più.

L’attore ha raccontato di non essersi sentito giudicato per essere diventato padre dopo i cinquant’anni. Ha definito però egoistica la scelta dal punto di vista della figlia e ha detto di considerare ogni momento condiviso con lei un dono.


Il lavoro e il dolore

Gallo sta vivendo una fase di piena maturità professionale. Nel prossimo anno festeggerà quarant’anni di carriera e, oltre alla televisione e al cinema, è impegnato a teatro nella regia de La vedova allegra al Teatro Verdi di Salerno. Nell’ultimo periodo ha inoltre debuttato dietro la macchina da presa con il film La salita.

Nel corso della sua carriera ha cercato di evitare ruoli troppo simili tra loro. Dopo aver interpretato un boss della camorra in Fortapàsc di Marco Risi, ha scelto spesso progetti diversi per non rimanere legato a una sola immagine, anche quando rifiutare un’offerta era più difficile che accettarla.

Il rapporto con il dolore è legato anche alla morte del padre, con il quale aveva avuto difficoltà al punto da intraprendere un percorso di analisi. Ha raccontato di aver dovuto accettare l’invecchiamento di un uomo conosciuto quasi soltanto nella sua dimensione professionale, sempre attiva e autorevole.

Gallo è tornato in scena subito dopo il funerale del padre, partecipando a uno spettacolo comico. Ha spiegato di averlo fatto seguendo l’educazione ricevuta in una famiglia per cui l’arte aveva un valore assoluto. «Il dolore non è una cosa da pubblicizzare, è una cosa intima: ognuno la vive come vuole», ha detto, difendendo il diritto di affrontare il lutto senza giudizi esterni.

Anche il comandante Giordano, nella serie, tenta di sottrarsi alla sofferenza. Per Gallo, però, il dolore prima o poi presenta il conto: si può fingere di evitarlo, ma non cancellarlo. A suo avviso, attraversarlo consente di renderlo più comprensibile e di riprendere gradualmente il controllo della propria vita.

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