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Lifestyle 4 min di lettura5 ore fa

Greg Wise, il dolore che non si vede: «Chiedere aiuto mi ha salvato»

Nel libro Grief Talking, l’attore racconta la sofferenza vissuta con Emma Thompson dopo i tentativi falliti di avere un secondo figlio e il confronto con la propria idea di uomo.

Riconoscere la propria sofferenza, invece di metterla da parte per proteggere chi si ama, è diventato per Greg Wise un atto di cura. L’attore racconta che il dolore per una gravidanza mai arrivata non scompare soltanto perché la famiglia ha trovato altre forme di amore e di presenza.

Nella loro vita sono entrati anche nuovi legami: Tindyebwa Agaba, conosciuto da Emma Thompson nel dicembre 2003 durante un’iniziativa del Refugee Council, è stato invitato a trascorrere le feste con la famiglia e ha poi costruito con loro un rapporto stabile, descritto come un’adozione informale. Questa storia non cancella ciò che la coppia ha attraversato, ma si affianca a una riflessione più ampia sulla possibilità di dare un nome a un lutto senza sminuirlo.

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La terapia ha cambiato prospettiva

Per molto tempo Wise ha considerato la psicoterapia un’abitudine estranea e poco utile. L’idea di mostrarsi fragile contrastava con il modello di uomo al quale sentiva di dover corrispondere: autonomo, resistente e sempre pronto a occuparsi degli altri.

Quando il peso dell’esperienza è diventato impossibile da ignorare, ha deciso di farsi aiutare. Nel libro definisce quella scelta la migliore della sua vita. Un primo percorso, basato soprattutto sulla libera espressione delle emozioni, non gli era sembrato adatto; in seguito ha trovato maggiore sintonia nella terapia cognitivo-analitica, più organizzata e vicina al suo modo di ragionare.


Due modi diversi di soffrire

Il lavoro personale ha modificato anche il modo in cui l’attore guardava alla compagna. «Stavamo vivendo il dolore ciascuno a modo proprio», scrive Wise, spiegando che Emma reagiva in modo più emotivo mentre lui cercava di controllare e razionalizzare ciò che stava accadendo.

Capire questa distanza gli ha permesso di non pretendere una reazione identica dalla moglie e di riconoscere, nello stesso tempo, il proprio disagio. Il dolore di Emma aveva finito per occupare quasi tutto lo spazio, mentre quello di Wise restava senza parole e senza un posto preciso.


Il figlio mai arrivato

Il tema è al centro di Grief Talking, il libro in uscita il 5 novembre. Wise, che ha 60 anni, definisce l’esperienza un «lutto anticipatorio»: la perdita non riguarda una persona conosciuta, ma una possibilità desiderata e mai diventata realtà.

Nel testo l’attore prova a ricostruire anche l’effetto che quella vicenda ebbe sulla sua identità. «Emma non era una vera donna e io non ero un vero uomo»: la frase restituisce il senso di inadeguatezza maturato in quegli anni, quando la difficoltà a concepire gli sembrava trasformarsi in una misura del valore personale.


La famiglia nata sul set

Thompson e Wise si incontrarono nel 1995 durante le riprese di Ragione e sentimento, diretto da Ang Lee e sceneggiato dall’attrice. Lei vestiva i panni di Elinor Dashwood, mentre lui interpretava John Willoughby. In quel periodo il matrimonio di Thompson con Kenneth Branagh era ormai al termine.

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La relazione tra i due attori proseguì oltre il film e portò alla nascita di Gaia. Il matrimonio fu celebrato in Scozia il 29 luglio 2003, dopo la nascita della figlia, venuta al mondo il 4 dicembre 1999.


Il percorso medico e la nuova gravidanza

Per arrivare alla nascita di Gaia, la coppia aveva fatto ricorso alla fecondazione in vitro. Il primo trattamento aveva avuto successo: la procedura prevede la fecondazione in laboratorio e il successivo trasferimento dell’embrione nell’utero, dopo una fase di stimolazione ormonale e il prelievo degli ovociti.

La tecnica può offrire una possibilità di gravidanza, ma non assicura l’esito. Tra gli elementi che incidono sulle probabilità figurano l’età e le cause delle difficoltà riproduttive.


Tre anni senza il risultato sperato

Dopo la nascita di Gaia, Thompson e Wise tentarono di avere un altro figlio sottoponendosi a ulteriori trattamenti. Il percorso, durato circa tre anni secondo una ricostruzione basata su dichiarazioni dell’attrice del 2010, si concluse senza la gravidanza desiderata.

Wise descrive soprattutto il prezzo fisico pagato dalla moglie, tra stanchezza, dolore e alterazioni provocate dagli ormoni. Il suo ruolo gli sembrava invece marginale rispetto a quello di Emma: «Io dovevo solo fare uno scatto veloce; lei stava correndo la maratona».


Quando la virilità diventa una gabbia

L’incapacità di modificare la situazione o di sottrarre la compagna alla fatica lo mise in crisi. Wise era abituato a pensare che essere un buon compagno significasse intervenire, proteggere e trovare una soluzione; davanti alla fertilità, però, non poteva fare nessuna di queste cose in modo risolutivo.

Nel libro collega quella reazione all’educazione ricevuta e alle aspettative assimilate fin dall’infanzia. Le storie tradizionali sembravano assegnare a ogni bambina il destino della maternità e a ogni bambino quello della paternità. Così fertilità, virilità e potenza sessuale finirono per sovrapporsi, fino a far apparire un problema riproduttivo come una condanna personale.

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