Milano, il meme che unisce liceali e seconde generazioni
Dalle piazze francesi a Bologna e Milano, gli slogan digitali hanno accompagnato una protesta che ha coinvolto giovani di origini e ambienti diversi.
La protesta milanese ha messo insieme ragazzi di seconda generazione, studenti dei licei e giovani della cosiddetta Milano bene. Il collettivo Deriva ha letto quella presenza trasversale come il segnale di una rabbia comune, sostenendo che «questa rabbia ha già trovato le sue parole, ora tocca organizzarla».
Secondo la piattaforma, le bandiere italiane mostrate da chi incontra ostacoli per ottenere la cittadinanza esprimono un messaggio preciso: «questo Paese è nostro e ce lo stiamo riprendendo». La rivendicazione, riferita anche ai fatti del 22 settembre alla Stazione Centrale, è stata però oscurata dall'escalation successiva, quando la protesta di piazza Duomo si è trasformata in scontri e saccheggi.
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Quando la protesta cambia volto
Il passaggio dalla manifestazione al danneggiamento ha modificato radicalmente il significato della mobilitazione. Nel fine settimana del 17 e 18 ottobre, piazza Duomo è diventata teatro di violenze e assalti ai negozi, in una dinamica già osservata a Parigi e in altre città francesi.
Deriva ha contestato le letture basate sulla contrapposizione tra italiani e giovani di seconda generazione, rivendicando la partecipazione di gruppi sociali differenti. La stessa varietà si ritrova tra i liceali del primo distretto parigino e gli studenti politicizzati milanesi, non soltanto tra i ragazzi delle periferie.
Il viaggio digitale degli slogan
A fare da collegamento tra le due sponde delle Alpi è stato anche il linguaggio nato sui social. La formula francese «Bismillah, è buio» è comparsa a Bologna durante le iniziative studentesche del 15 ottobre, per poi essere ripresa con maggiore forza a Milano.
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Nata su Snapchat, la frase è diventata in pochi giorni un'immagine satirica condivisa decine di migliaia di volte. I giovani francesi la collegavano a un account chiamato «Mamadou», attribuito a un presunto agente infiltrato che si sarebbe finto studente per raccogliere informazioni sui blocchi scolastici. Il testo mescolava espressioni arabe, gergo giovanile e riferimenti alla distruzione degli edifici, suscitando accuse di razzismo e incomprensione culturale rivolte alla polizia.
Dalla Francia arrivano altri richiami
Il tormentone è stato ripreso e deformato in numerose parodie, fino a raggiungere i cartelli delle manifestazioni francesi. Il 13 ottobre Greta Thunberg lo aveva inoltre utilizzato durante l'incontro con gli studenti di Seine-Saint-Denis, contribuendo alla sua ulteriore diffusione.
Un altro grido arrivato nelle piazze italiane è «Tutti odiano la polizia», espressione già affermata nelle proteste francesi e trasformata nel 2021 in un brano musicale da Amos. In Francia, invece, viene scandito anche in italiano «Siamo tutti antifascisti», a conferma di uno scambio di parole d'ordine che i social hanno accelerato.
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