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Lifestyle 2 min di lettura15 ott

Menopausa, il silenzio che pesa: Marcuzzi racconta la sua svolta

A 53 anni la conduttrice ripercorre vergogna, sintomi e consapevolezza, invitando a vivere la menopausa senza nascondere il corpo né il desiderio.

Parlare apertamente di perimenopausa e menopausa può aiutare a riconoscere prima i cambiamenti e a chiedere il supporto necessario. Irregolarità del ciclo, difficoltà di concentrazione e sbalzi d’umore non dovrebbero diventare motivi di isolamento o di vergogna: affrontarli con consapevolezza permette di valutare terapie e abitudini adatte alla propria situazione.

Per Alessia Marcuzzi, rompere il silenzio significa anche contestare l’idea che la fine della fertilità coincida con un declino personale. La conduttrice ha raccontato sui social il proprio percorso, mettendo al centro la libertà di sentirsi ancora desiderabili, curiose e pienamente presenti nella propria vita.

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La menopausa può diventare una rinascita

Marcuzzi ha scelto una parola giapponese per proporre un’immagine diversa di questa fase: «Konenki vuol dire rifiorire». Il termine, secondo il suo racconto, aiuta a spostare l’attenzione dai soli disturbi fisici verso una stagione segnata anche da autonomia e maggiore lucidità.

Il suo messaggio è diretto e positivo: «La donna in menopausa è più figa, più consapevole, più vogliosa di scoprire le cose, più diretta e più sexy». Per questo invita a sostituire la rappresentazione del declino con quella di donne “rifiorite”, capaci di vivere il cambiamento con meno condizionamenti.


Il peso di fingere ogni mese

Nel racconto trova spazio anche la rabbia per tutte quelle donne che continuano a celare la propria condizione nella relazione di coppia. Marcuzzi sostiene che alcune arrivino a simulare ancora il ciclo per paura di essere considerate meno femminili dai mariti o dai compagni.

La conduttrice ricorda inoltre un’abitudine legata a quella necessità di proteggersi: «Andavo in giro con gli assorbenti nella borsa, vi dico solo questo». Un gesto apparentemente pratico che, nel suo caso, rappresentava il tentativo di mantenere nascosti i segnali del corpo.

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Quando il lavoro amplificava l’imbarazzo

La perimenopausa è comparsa nella sua esperienza intorno ai 46 o 47 anni, mentre continuava a lavorare davanti alle telecamere. In quel periodo le capitava di dimenticare alcune cose e le battute dei colleghi sulla menopausa rendevano ancora più difficile parlare apertamente.

«Mi vergognavo, questa è la cosa che ci tengo a dire», ha spiegato Marcuzzi, ricordando di avere pensato più volte di ammettere la situazione senza riuscire a farlo. A frenarla era il timore di apparire meno attraente, meno sexy e meno desiderata davanti al pubblico e nell’ambiente professionale.


Informazione contro i vecchi tabù

La testimonianza della conduttrice si collega a un tema seguito da ginecologi e psicologi: spesso la vergogna nasce dall’associazione automatica tra fertilità e valore personale. Una maggiore informazione può invece rendere più comprensibili i sintomi e ridurre la solitudine con cui molte donne attraversano questa transizione.

Riconoscere ciò che accade consente di rivolgersi prima agli specialisti e di valutare eventuali trattamenti o cambiamenti nello stile di vita. Nel messaggio di Marcuzzi, la salute femminile diventa così anche una questione di libertà: non dover più nascondere l’età, il corpo o il desiderio.

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