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Lifestyle 2 min di lettura4 ore fa

Malattia di La Peyronie, disponibile la terapia ialuronica

Il trattamento iniettivo mira a ridurre placca, dolore e curvatura, evitando in alcuni casi il ricorso immediato alla chirurgia.

In Italia è disponibile un trattamento a base di acido ialuronico per la fase acuta della malattia di La Peyronie, una patologia che può deformare il pene e compromettere la vita sessuale.

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Somministrazione e tecnologia

La terapia viene eseguita con un’iniezione direttamente nella placca fibrosa. Il protocollo prevede cicli settimanali della durata di 10-12 settimane e punta a diminuire la consistenza della lesione, il dolore e l’incurvamento.

Il prodotto è fornito in siringhe già riempite, una soluzione che facilita la procedura e limita il rischio di errori nella quantità somministrata. Il dispositivo è stato sviluppato da IBSA ed è indicato come l’unico attualmente approvato in Europa per questo impiego.

Alla base della formulazione c’è la tecnologia Nahyco®, ottenuta attraverso un processo termico brevettato. Questo sistema consente all’acido ialuronico di rimanere più a lungo nei tessuti senza l’aggiunta di sostanze chimiche e permette di raggiungere concentrazioni comprese tra il 32% e il 45%, superiori a quelle delle formulazioni tradizionali, generalmente tra il 10% e il 20%.

La tecnologia è stata sviluppata con la collaborazione dell’Università Vanvitelli di Napoli. Secondo le informazioni disponibili, la formulazione mantiene inoltre un elevato profilo di sicurezza.


I sintomi della patologia

La malattia di La Peyronie, chiamata anche induratio penis plastica, è legata alla comparsa di aree fibrotiche nella tunica albuginea. La perdita di elasticità dei tessuti può provocare dolore, curvatura del pene e difficoltà di erezione.

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In Italia la condizione riguarda circa il 7% degli uomini tra i 50 e i 70 anni. Le stime indicano complessivamente circa un milione di persone interessate, mentre una quota più ridotta riguarda pazienti con meno di 40 anni.

Molti uomini non chiedono aiuto per imbarazzo o per il peso dello stigma sociale. Questo ritardo può rendere più difficile descrivere l’evoluzione dei disturbi e arrivare a una valutazione specialistica.


Cause e opzioni terapeutiche

L’origine della malattia non è stata ancora chiarita. Tra le ipotesi c’è quella di una risposta autoimmune, nella quale il sistema immunitario contribuirebbe ad avviare il processo che porta alla formazione della fibrosi.

In passato l’intervento chirurgico rappresentava l’unica possibilità terapeutica. Dal 2016 è disponibile anche la collagenasi di Clostridium histolyticum, un trattamento farmacologico basato su enzimi purificati capaci di agire sull’eccesso di collagene.

L’acido ialuronico può essere utilizzato nella fase acuta. Intervenire in questo periodo consente, secondo i dati riportati per il trattamento, di attenuare i disturbi e di contenere l’evoluzione della patologia, con l’obiettivo di favorire il recupero dei tessuti.

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