Lily King racconta il padre e l’amore a distanza
Nel romanzo Il padre della pioggia, l’autrice americana rielabora divorzio, dipendenze familiari, maternità e terapia.
Lily King è tornata in Italia con Il padre della pioggia, il suo romanzo più vicino alla propria esperienza personale. Pubblicato da Fazi in 408 pagine al prezzo di 19 euro, il libro è stato tradotto da Manuela Francescon.
La scrittrice americana ricostruisce la storia di Daley, una bambina di 11 anni che nell’estate del 1974 affronta la separazione dei genitori. Al centro del racconto c’è il padre Gardiner, uomo brillante e affascinante, ma anche alcolista, razzista e incline a ferire le persone che gli sono vicine.
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Il rapporto con il padre
King ha spiegato che il legame con la protagonista è più forte nella prima parte del romanzo, mentre in seguito le loro vicende prendono strade differenti. A unirle resta soprattutto la difficoltà di amare un genitore senza lasciarsi consumare dal senso di colpa o dal desiderio di salvarlo.
Dopo il divorzio, la scrittrice ha vissuto una situazione familiare segnata dall’ostilità tra i genitori. Il padre e la nuova moglie, entrambi dipendenti dall’alcol, rendevano complicati i suoi rapporti con la madre. Secondo King, il padre non cercava davvero la sua compagnia, ma voleva impedirle di scegliere dove stare: lei si sentiva usata come uno strumento nel conflitto tra gli adulti.
Negli anni successivi ha provato a mantenere una forma di equilibrio, anche se il rapporto funzionava soltanto quando non esprimeva desideri diversi da quelli del padre. «Per anni mi sono sentita una persona minuscola nel mondo», ha raccontato, collegando quella percezione anche al modo in cui lui faceva sentire inadeguati tutti e tre i figli.
La maternità e la terapia
La nascita delle sue figlie ha cambiato il modo in cui King guardava alla relazione con il padre. Ha scelto di non portarle più nella sua casa, perché non riteneva quell’ambiente emotivamente sicuro, e per un periodo ha smesso di incontrarlo quando non se la sentiva. La distanza, ha spiegato, le è stata utile.
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L’autrice non temeva che le figlie potessero vivere la sua stessa infanzia: considerava solido il matrimonio e sapeva che lei e il marito avrebbero affrontato diversamente un’eventuale separazione. La coppia ha inoltre condiviso la gestione familiare e professionale. Entrambi scrittori, hanno potuto organizzare con maggiore flessibilità il lavoro; il primo libro di King è uscito quando la figlia maggiore aveva appena sei mesi.
La terapia è arrivata mentre i figli erano piccoli, nel periodo in cui cercava di conciliare la genitorialità con la scrittura. King ha detto di aver compreso allora quanto fosse necessario lavorare sulla propria crescita interiore e di avere ottenuto, grazie a quel percorso, una maggiore fiducia in se stessa.
Accettare ciò che non cambia
Nel romanzo, Gardiner compie azioni riprovevoli ma conserva una dimensione umana. King ha chiarito di non avere costruito il personaggio per guidare i lettori verso l’empatia: lo ha rappresentato come lo vedeva, lasciando a chi legge la libertà di formarsi un giudizio.
La scrittrice individua nella maturità la capacità di riconoscere che alcune trasformazioni non avverranno. Le persone cambiano soltanto se lo desiderano, mentre tentare di modificare chi non vuole farlo può diventare una forma di logoramento. Per Daley, questa consapevolezza arriva dopo un lungo percorso segnato dalla dipendenza affettiva e dalla ricerca dell’approvazione paterna.
King ha parlato anche del rischio di ripetere, nelle relazioni adulte, gli schemi appresi durante un’infanzia difficile. Daley riesce a scegliere un compagno diverso dal padre perché, dopo avere attraversato fino in fondo quella esperienza, impara a riconoscere ciò di cui ha bisogno. «Appoggiarsi a qualcuno significa avere la certezza che ci sarà e che potremo contare su di lui», ha detto parlando della fiducia alla base dell’amore adulto.
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