Leonard Cohen, dieci anni dopo rivivono i suoi classici
Da Suzanne a Hallelujah, il cantautore canadese ha trasformato amore, fede e solitudine in canzoni senza tempo
Leonard Cohen è morto il 7 novembre 2016 a 82 anni: a dieci anni dalla scomparsa, le sue canzoni continuano a raccontare amore, solitudine e spiritualità.
Nato in Canada da una famiglia di origine ebraica, Cohen ha iniziato a dedicarsi alla musica dopo i trent’anni, quando aveva già costruito una reputazione come poeta e romanziere. La sua voce bassa e controllata, insieme ad arrangiamenti essenziali, ha accompagnato testi pieni di riferimenti biblici, desiderio, colpa e redenzione.
«La musica è la vita emotiva della maggior parte delle persone», aveva detto. Per Fabrizio De André, che lo considerava un riferimento insieme a Georges Brassens, quella definizione sembrava trovare una conferma naturale nelle sue composizioni.
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Dalle prime ballate all’addio
Il percorso può partire da “Suzanne”, pubblicata nel 1967 nell’album d’esordio. La canzone mescola immagini concrete, come il tè, le arance e il porto, con richiami religiosi e presenta una figura ispirata a Suzanne Verdal, ballerina di Montréal conosciuta nell’ambiente frequentato da Cohen. Judy Collins la interpretò prima dello stesso autore, contribuendo a farla conoscere.
Nello stesso disco compare “So Long, Marianne”, il congedo dedicato a Marianne Ihlen, incontrata nel 1960 sull’isola greca di Hydra. La relazione ha attraversato gli anni Sessanta e, poco prima della morte del cantautore, Cohen le ha rivolto un ultimo saluto in una lettera: «Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada».
“Bird on a Wire”, del 1969, ha invece messo in musica il rapporto tra libertà e isolamento. L’immagine dell’uccello appoggiato a un cavo telefonico diventa il centro di una riflessione personale, nata in Grecia e completata tra un motel di Hollywood e l’Oregon. Cohen spiegava di aprire spesso i concerti con quel brano perché gli ricordava il proprio dovere.
Amore, memoria e conflitto
Nel 1971 è arrivata “Famous Blue Raincoat”, contenuta in “Songs of Love and Hate”. La forma è quella di una lettera scritta alla fine della notte e dell’anno, con un triangolo sentimentale lasciato volutamente nell’incertezza. L’impermeabile blu, invece, era reale: un modello Burberry comprato a Londra.
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La canzone è stata adattata in italiano da Fabrizio De André e Sergio Bardotti con il titolo “La famosa volpe azzurra”, interpretata anche da Ornella Vanoni. Nello stesso album c’è “Joan of Arc”, dove la figura di Giovanna d’Arco si intreccia con quella di Nico, musa dei Velvet Underground e donna per la quale Cohen ha provato un forte interesse.
“Chelsea Hotel #2”, pubblicata nel 1974, nasce dall’incontro con Janis Joplin nel celebre albergo newyorkese. Cohen ha poi confermato il riferimento, dichiarando di essersi pentito di aver reso pubblici dettagli tanto personali. Il brano, però, va oltre l’episodio erotico: descrive due artisti anticonformisti incapaci di trovare stabilità nella vita privata.
Le canzoni della maturità
“Dance Me to the End of Love”, del 1984, appare come una canzone sentimentale, ma la sua origine è legata alla tragedia dei campi di sterminio nazisti. Cohen ha raccontato di essersi ispirato ai quartetti d’archi costretti a suonare musica classica accanto ai crematori, mentre altri prigionieri venivano uccisi.
La musica diventa così il filo che resiste anche dentro l’orrore. Il contrasto tra la melodia amorosa e la vicenda da cui prende spunto conferma la capacità di Cohen di sovrapporre bellezza e dolore senza separarli.
Nello stesso anno è uscita “Hallelujah”, il brano più conosciuto del cantautore. Il successo non è stato immediato: le interpretazioni di John Cale e, soprattutto, quella di Jeff Buckley hanno contribuito a renderlo popolare in tutto il mondo.
Il pezzo è stato poi eseguito in contesti molto diversi, dai matrimoni ai funerali, dalle festività natalizie ai programmi televisivi. Cohen ci ha lavorato per anni e la versione iniziale comprendeva numerose strofe, prima delle successive selezioni.
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