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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

La rabbia non finisce a 20 anni: Fabri Fibra chiama i quarantenni

A Sanremo per il Premio Tenco, il rapper riflette sulle proteste, sulla precarietà economica, sull’evoluzione del rap e sul ritorno musicale con Neffa

La protesta dei giovani, secondo Fabri Fibra, racconta un disagio che non si ferma alla soglia dei vent’anni. Anche chi ne ha quaranta vive frustrazioni, problemi economici e aspettative deluse: per questo, sostiene il rapper, dovrebbe tornare a far sentire la propria voce nelle piazze.

Fabri Fibra è arrivato a Sanremo per la prima volta proprio in occasione del Premio Tenco. Non aveva mai visitato la città ligure e l’appuntamento coincide con una fase importante della sua carriera, segnata dal disco realizzato con Neffa e dalla partecipazione dedicata a Francesco Guccini.

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La protesta riguarda più generazioni

A ventun anni Fibra lavorava in un’azienda della provincia e guadagnava circa 1200 euro, cifra che in un altro passaggio ha indicato come 1.250 euro. Già allora, ha raccontato, aveva la sensazione che il sistema fosse costruito in modo sbilanciato: lo stipendio serviva a inseguire un modello sociale fondato sul lavoro, sulle uscite e sui beni capaci di dimostrare il proprio successo.

Il rapper ha osservato che, dopo venticinque anni, uno stipendio da 1.800 euro rischia di lasciare ben poco, soprattutto quando 1.000 euro vengono assorbiti dall’affitto. Da qui la sua sorpresa per il fatto che le proteste siano esplose soltanto adesso. Con il passare del tempo, ha aggiunto, la rabbia tende a trasformarsi in rassegnazione, mentre a vent’anni è più facile reagire.

Fibra ha collegato questa amarezza anche alle persone che rimpiangono i suoi primi dischi. Secondo la sua lettura, spesso non è soltanto la musica del passato a sembrare migliore: era diversa la vita di chi l’ascoltava, quando aveva ancora meno responsabilità e più possibilità davanti a sé. Separazioni, difficoltà finanziarie e progetti saltati possono rendere il presente molto più pesante.


«Rispetto la loro rabbia»

L’artista ha detto di non poter pretendere di comprendere fino in fondo i ventenni cresciuti con i social e con la pressione continua del giudizio. Ha però riconosciuto la forza del loro disagio: «I giovani non posso pretendere di capirli, però rispetto la loro rabbia».

Per spiegare il proprio rapporto con la realtà, Fibra ha ricordato un’infanzia segnata dall’immaginario televisivo di Silvio Berlusconi, tra il Milan, il successo personale e la promessa che tutto fosse possibile. Nella società ordinaria, ha raccontato, non è riuscito a trovare il ruolo che cercava; la musica gli ha offerto un’alternativa.

Il legame con la provincia e il trasferimento a Milano lo hanno obbligato, ha spiegato, a mantenere un contatto concreto con le difficoltà quotidiane. In passato ha cambiato casa più di quindici volte, spesso dopo un miglioramento dei guadagni. La conclusione è che per non perdere il contatto con il mondo bisogna ricordare la propria condizione di partenza.


Dal rap al Premio Tenco

La presenza a Sanremo si inserisce nel percorso che porterà Fibra sul palco con una nuova versione de L’avvelenata di Francesco Guccini. Il tema scelto dal Premio Tenco è Dio è morto, mentre l’artista arriva dopo l’uscita di Zarathustra, album costruito insieme a Neffa.

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Per Fibra, il riconoscimento riservato al rap non rappresenta una sorpresa improvvisa. Il pubblico del genere si è allargato dai quindicenni ai quarantacinquenni, le classifiche gli hanno dato maggiore spazio e sono aumentati anche gli investimenti e la statura degli artisti. Il passaggio verso la musica d’autore, quindi, gli sembra il risultato naturale di una crescita già visibile da anni.

Tra i cantautori che hanno influenzato il suo modo di scrivere ha citato Luca Carboni. Ne apprezza soprattutto la misura, l’assenza di metafore ostentate e una forma di romanticismo capace di apparire spontanea.


Neffa e la sfida all’algoritmo

Il rapporto con Neffa è cominciato nei primi anni della carriera, quando il musicista riconobbe in Fibra un potenziale ancora da sviluppare. Nel 2001 Neffa produsse il suo primo album; ventiquattro anni più tardi i due si sono ritrovati a Milano e hanno deciso di lavorare nuovamente insieme.

Da quelle sessioni è nato un progetto di ventitré brani. Una durata fuori dagli standard attuali, scelta per reagire alla ripetizione delle tendenze e al peso dell’algoritmo sulle decisioni artistiche. Fibra ritiene che negli Stati Uniti possano convivere linguaggi diversi, mentre in Italia una moda tende rapidamente a diventare una regola per tutti.

La sua ambizione è offrire agli ascoltatori più giovani l’idea che la musica non debba rispettare sempre una formula prestabilita. Anche per questo considera importante sperimentare formati meno prevedibili.


Una carriera costruita sulla credibilità

Ripensando agli esordi, Fibra si è descritto come una persona isolata, arrivata dalla provincia con poche occasioni di confronto e molte incertezze sul proprio talento. Il dialogo con altri artisti, ha spiegato, costringe a misurarsi con i propri limiti e aiuta a trovare nuove direzioni.

La credibilità è rimasta centrale anche dopo oltre vent’anni di attività. Secondo il rapper, chi affronta determinati temi deve mantenere una coerenza tra ciò che racconta e il proprio stile di vita: «Devi sacrificare tutto per far sì che quello che dici sia credibile».

La stessa esigenza lo ha accompagnato quando usava provocazioni e linguaggio politicamente scorretto. Nel 2024 ha inoltre aggiornato In Italia insieme a Baby Gang, dopo che quest’ultimo gli aveva proposto di eseguirla durante la serata dei duetti di Sanremo. L’idea non si è concretizzata per le vicende legali che hanno impedito a Baby Gang di partecipare al Festival.

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