La ferita in piazza Duomo: chi è il dirigente rimasto in prima linea
Angelo De Simone è stato colpito alla fronte durante i disordini di Milano, ma ha continuato a coordinare il servizio: il percorso professionale e la riservatezza sulla sua vita personale
Il volto segnato dal sangue è diventato una delle immagini più riconoscibili dei disordini che hanno attraversato Milano sabato 17 ottobre 2026. Angelo De Simone, raggiunto alla fronte da un sampietrino mentre era impegnato nel servizio, non ha lasciato il dispositivo di sicurezza e ha continuato a svolgere il proprio incarico nonostante la ferita.
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La scelta di restare sul posto
L’episodio è avvenuto in piazza Duomo, nel corso degli scontri. Il dirigente della Polizia di Stato avrebbe avuto bisogno di assistenza medica, ma ha deciso di proseguire nelle attività per contribuire alla gestione dell’ordine pubblico.
“Non ce lo possiamo permettere – ha ammesso – è una situazione che va fronteggiata con tutte le risorse disponibili perché dobbiamo garantire l’ordine e la sicurezza pubblica della città”, ha spiegato De Simone durante le operazioni. Le immagini del suo viso insanguinato hanno rapidamente attirato l’attenzione, fino ad arrivare a Giorgia Meloni.
La Presidente del Consiglio ha pubblicato una fotografia del poliziotto accompagnandola con parole di sostegno: “A volto scoperto, ferito, senza arretrare. Davanti a lui, chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire e distruggere”. Nel messaggio, Meloni ha poi richiamato il valore delle persone che continuano a rappresentare lo Stato anche nelle situazioni più difficili.
Un percorso tra quartieri delicati
Nato nel 1971, De Simone è un primo dirigente della Polizia di Stato. Nell’ottobre 2026 dirige il commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, dopo avere maturato una parte significativa della propria esperienza in aree del capoluogo lombardo caratterizzate da una forte pressione sul fronte della sicurezza.
Nel corso della carriera ha lavorato, tra gli altri, a Quarto Oggiaro, Scalo-Romana e Greco-Turro. In questi contesti si è occupato di controllo del territorio e di attività investigative legate alla criminalità.
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Le indagini e gli incarichi dirigenziali
Il suo curriculum comprende anche la partecipazione, tra il 2007 e il 2009, alle operazioni Smart e Ciak. Le attività investigative hanno colpito le organizzazioni Tatone e Carvelli, attive nel traffico di stupefacenti a Quarto Oggiaro.
Tra gli altri fronti affrontati figurano il contrasto alle occupazioni abusive degli alloggi popolari e l’operazione Judicata, concentrata sullo sfruttamento della prostituzione. Nel 2018, quando guidava il commissariato Greco-Turro, De Simone coordinò inoltre interventi nelle zone di viale Fulvio Testi e Greco.
La svolta nella carriera è arrivata nel 2020, con la promozione a primo dirigente e la nomina alla guida della Divisione Anticrimine della Questura di Novara. In seguito è rientrato a Milano, dove ha continuato a lavorare sui temi dell’ordine pubblico e della sicurezza.
Poche informazioni sulla sfera privata
Al di fuori degli incarichi istituzionali, le notizie disponibili su De Simone sono limitate. Il dirigente mantiene infatti un profilo discreto e non sono emersi elementi verificabili sulla sua situazione familiare.
Non risultano informazioni pubbliche certe riguardo a un eventuale matrimonio, a una compagna o alla presenza di figli. La sua figura resta quindi legata soprattutto al percorso nella Polizia di Stato e alla scelta di rimanere operativo dopo la ferita riportata durante gli scontri di Milano.
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