La cura oltre il reparto: la doppia vita di Veronica Redaelli
Neuro-oncologa e madre, Veronica Redaelli trova nella danza l’energia per affrontare il dolore quotidiano e sostenere nuovi progetti per i pazienti.
Quando la giornata in ospedale lascia addosso stanchezza e pensieri difficili da accantonare, Veronica Redaelli non cerca una pausa qualunque: torna alla danza. Davanti alla sbarra che tiene in camera, ritrova attraverso esercizi e respirazione una forma di equilibrio costruita in decenni di pratica.
Nata a Lecco nel 1981, Redaelli lavora come neuro-oncologa all’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Alla professione affianca la famiglia e l’impegno in Besta on Stage, la compagnia teatrale dell’ospedale che riunisce medici, infermieri, ricercatori e altri dipendenti.
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La danza contro la fatica emotiva
Nel reparto le ore scorrono tra visite, cartelle cliniche, telefonate e incontri con i familiari. Il dolore diventa particolarmente difficile da sostenere quando a stare male è una persona della sua età, magari con figli piccoli. Per Redaelli, tuttavia, proteggersi non significa diventare insensibili: «Non credo che un medico debba diventare impermeabile al dolore, però ho imparato che non bisogna permettergli di prendere il sopravvento».
Quando sente di non riuscire più a gestire il peso emotivo, la dottoressa si rivolge alla psicologa del reparto. Anche il movimento ha un ruolo importante: la danza accompagna la sua vita da quando aveva quattro anni e, dopo oltre 15 anni trascorsi a insegnarla, continua a essere una risorsa concreta. «Se capita di tornare a casa con la testa piena di pensieri, indosso abiti comodi e mi metto alla sbarra», racconta.
Una famiglia organizzata come una scena
La prima parte della mattina è dedicata ad Alberto ed Enrico, i figli di 7 e 11 anni. Redaelli desidera che possano coltivare interessi anche al di fuori della scuola, ma coordinare impegni, spostamenti e assistenti richiede una gestione complessa. La vita domestica, dice, somiglia più a un’improvvisazione costante che a un programma perfettamente ordinato.
Anche la passione teatrale coinvolge la famiglia. Quest’anno, infatti, sul palco saliranno per la prima volta pure i due bambini e il marito Matteo. Una volta alla settimana, durante la pausa pranzo, i membri della compagnia provano in uno spazio dell’Istituto, spesso con il copione appoggiato sulle ginocchia e un pasto veloce da consumare.
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Il palco finanzia la ricerca
Preparare uno spettacolo richiede quasi due anni di lavoro, con prove anche il venerdì sera. Besta on Stage ha già portato in scena Mamma Mia!, Sister Act e Mary Poppins; nel 2024, proprio grazie al denaro raccolto con quest’ultimo musical, è stato acquistato un macchinario destinato a un progetto di ricerca.
Oggi due pazienti stanno seguendo una terapia sperimentale mai utilizzata prima al mondo. Il teatro, quindi, non rappresenta soltanto un’occasione di leggerezza per chi lavora in ospedale: contribuisce anche a sostenere attività scientifiche e assistenziali.
Un nuovo spettacolo per aiutare
Il prossimo appuntamento è fissato per il 15 novembre al Teatro Cenacolo Francescano di Lecco. Redaelli curerà le coreografie di Dream, spettacolo ambientato nel cuore dell’Africa, insieme alle allieve della scuola Arte Danza di Lecco.
L’incasso sarà destinato a iniziative a favore delle persone con epilessia in Malawi e Mozambico. La rappresentazione unisce così la dimensione artistica a quella solidale, mantenendo il legame tra il lavoro quotidiano della neuro-oncologa e il desiderio di offrire nuove opportunità di cura.
La scelta della medicina è maturata anche grazie all’arte. Dopo un convegno e la lettura di La visione dall’interno. Arte e cervello di Semir Zeki, Redaelli si è interessata al modo in cui alcuni disturbi neurologici possono modificare la produzione artistica. Da allora considera i limiti non soltanto come ostacoli, ma anche come possibili cambiamenti nel modo di osservare il mondo.
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