Ivrea, un altro suicidio in cella riapre l’allarme carceri
La morte di un detenuto di 42 anni a Ivrea si aggiunge a una scia di casi in Piemonte e rilancia accuse su sovraffollamento, organici scoperti e modello detentivo.
L’ultimo episodio avvenuto a Ivrea ha riportato al centro la fragilità del sistema penitenziario: lunedì sera un uomo di 42 anni è morto in cella, mentre in Piemonte si conta già il terzo suicidio in venti giorni. A fare da sfondo ci sono numeri pesanti e una denuncia che non si ferma alla singola tragedia.
Piemonte, tre morti in venti giorni
Il detenuto, italiano, è stato rinvenuto poco prima delle 23 nello spazio condiviso con un altro recluso. Gli agenti sono intervenuti subito e hanno chiesto i soccorsi, ma ogni tentativo di rianimazione non ha dato esito. La notizia è stata diffusa dall’Osapp, che ha richiamato l’attenzione anche sui problemi di personale negli istituti.
Leo Beneduci, segretario generale dell’organizzazione, ha legato quanto accaduto alla carenza di organico e ha parlato di strutture ormai allo stremo: «Con il 30% di polizia penitenziaria in meno negli istituti continueremo ad assistere a drammi inaccettabili. Le carceri italiane sono ormai al completo sfascio e nella più totale disorganizzazione: servono interventi immediati senza ulteriori ritardi».
Numeri che raccontano il sovraccarico
Secondo i dati diffusi da Nessuno Tocchi Caino, al 31 agosto 2026 nei 189 istituti penitenziari italiani risultavano presenti 65.661 detenuti, a fronte di 51.220 posti regolamentari. A complicare il quadro ci sono anche 4.600 posti giudicati inagibili: per questo l’associazione stima oltre 18 mila persone oltre la capienza effettiva e un tasso medio di affollamento del 139%.
Sul fronte delle risorse umane, l’associazione segnala una scopertura del 15,4% per gli agenti di polizia penitenziaria. Mancano anche 104 educatori rispetto ai 1.036 previsti, mentre il personale amministrativo presenta un vuoto vicino al 18 per cento. Per Zamparutti questi dati spiegano perché sia difficile non solo garantire sicurezza, ma anche assistenza, trattamento, supporto psicologico e sanitario, oltre a formazione e reinserimento.
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Zamparutti: il carcere va superato
Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno Tocchi Caino, ha definito il suicidio di Ivrea il segno di una condizione “strutturalmente mortifera” e ha ricordato che un uomo di 42 anni è morto lì dove avrebbe dovuto essere custodito. Nelle sue parole, la soluzione non può essere limitata a correzioni marginali.
«Il carcere, nella forma in cui esiste oggi, va abolito», ha affermato, sostenendo che un sistema capace di generare morte, sofferenza e disumanità abbia esaurito la propria funzione. Da qui la proposta di sostituirlo con misure alternative alla detenzione, giustizia riparativa e percorsi pensati per il reinserimento, non per la sola punizione.
A conferma della gravità della situazione, l’associazione indica che nel 2025 i suicidi negli istituti penitenziari italiani sono stati 76, dopo gli 83 del 2024. Nello stesso periodo, la popolazione detenuta è cresciuta da una media di 53.758 persone nel 2021 a 62.841 nel 2025.
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