Giovani e politica, il voto pesa meno dei numeri
La fotografia demografica del 2026 mostra 7 milioni di giovani contro 14,8 milioni di persone con più di 65 anni
Nel 2026 il Paese conta 7 milioni di persone tra 14 e 25 anni e 14,8 milioni di over 65. La distanza numerica condiziona le priorità della politica e lascia ai giovani uno spazio elettorale più ridotto.
L’appello rivolto alle nuove generazioni è tornare alle urne. Tra i 18 e i 34 anni gli elettori sono 10 milioni, ma soltanto 6 milioni vengono considerati realmente motivati a votare; tra gli ultrasessantenni, invece, il bacino potenziale raggiunge 15 milioni su 18.
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Il disagio tra i ragazzi
Il malessere giovanile si manifesta con attacchi di panico, isolamento, autolesionismo, disturbi alimentari e dipendenza dai social. La richiesta di sostegno psicologico convive con il bisogno di ritrovare relazioni, interessi comuni e fiducia nelle proprie capacità.
Per uscire da questa condizione servono anche la possibilità di sbagliare e la libertà di partecipare. Il testo affida alle piazze un primo ruolo: esporsi insieme, difendere idee ancora da definire e sperimentare forme di impegno collettivo può avvicinare i ragazzi alla democrazia.
Il peso dei numeri
Nel 1968, quando i giovani hanno iniziato a essere considerati una categoria sociologica distinta, l’età media della popolazione era di 33 anni. Le persone tra 14 e 25 anni erano 9 milioni, mentre nel 2026 l’età media è salita a 47 anni e la stessa fascia anagrafica si è ridotta a 7 milioni, nonostante l’aumento complessivo degli abitanti.
Gli over 65 sono quindi il doppio dei giovani. Con una platea tanto ampia, le loro esigenze possono risultare più convenienti per chi cerca consenso: sanità senza attese, pensioni sostenibili, tutela dei patrimoni e sicurezza sono temi capaci di raggiungere un elettorato numeroso.
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Priorità molto diverse
Le generazioni più anziane guardano alla difesa dei beni accumulati e alla protezione del Paese da eventuali aggressioni. I ragazzi, invece, chiedono una scuola che funzioni, occupazioni dignitose e maggiore tutela davanti ai rischi legati all’intelligenza artificiale; molti di loro non vogliono essere coinvolti in una guerra.
La distanza riguarda anche la casa. Gli adulti possono beneficiare della crescita del valore degli immobili, mentre per molti giovani l’acquisto resta fuori portata persino ricorrendo a un mutuo. Sul lavoro, inoltre, la richiesta è evitare tirocini privi di reali prospettive.
Proteste e responsabilità
Il 30 ottobre è stato indicato come data di uno sciopero generale, nel quadro di una mobilitazione che ha riportato i giovani nelle piazze. Manifestare può offrire energia e senso di appartenenza, ma l’entusiasmo collettivo non elimina la responsabilità personale.
Difendere una posizione, anche quando è ancora confusa, è legittimo. Al contrario, lasciarsi trascinare dalla folla fino alla violenza espone a conseguenze penali: i riti di passaggio possono comportare rischi, ma ogni scelta resta individuale.
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