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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Gianna Martinengo chiede test protetti per l'intelligenza artificiale

L'imprenditrice, 83 anni, propone spazi controllati e partecipati per verificare gli algoritmi prima dell'uso esteso

Gianna Martinengo chiede che l'intelligenza artificiale venga sperimentata in ambienti protetti, prima di essere utilizzata su larga scala. L'imprenditrice, 83 anni, ha maturato questa posizione dopo oltre quarant'anni di lavoro tra informatica, apprendimento digitale e ricerca.

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Dalla ricerca di Stanford alle imprese

Nel 1982 Martinengo vinse un bando dell'Università di Stanford e si trasferì negli Stati Uniti, dove lavorò su progetti dedicati all'apprendimento assistito dalla tecnologia. In quel periodo studiò l'impiego di modelli predittivi per aiutare bambini con gravi disabilità.

Tornata in Italia, applicò quelle conoscenze ai contenuti in lingua italiana e fondò Didael, società specializzata in soluzioni tecnologiche per migliorare la comunicazione e l'apprendimento. A Varna, in Bulgaria, partecipò poi al primo congresso mondiale del settore, dove incontrò anche Marvin Minsky e Seymour Papert. In quell'occasione conobbe il fisico Stefano Alessandro Cerri, con cui avviò una collaborazione professionale e una relazione personale durata quarant'anni.

La sua formazione unisce una laurea in Lingue all'Università Bocconi e una specializzazione in Psicologia cognitiva. È stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica e dell'Ambrogino d'oro, oltre ad aver fatto parte del comitato consultivo STOA del Parlamento europeo.


Algoritmi da comprendere

Per Martinengo l'intelligenza artificiale non è soltanto un prodotto commerciale, ma una disciplina che mette insieme informatica e scienze cognitive. La sua evoluzione ha attraversato i modelli simbolici e predittivi fino agli attuali sistemi linguistici, capaci di elaborare le frequenze delle parole e prevedere le sequenze più probabili.

Secondo l'imprenditrice, strumenti come ChatGPT restano però difficili da interpretare. «La regola aurea dell'essere umano deve invece rimanere la sequenza metodologica: chiedo, ottengo, valuto e decido. Mai delegare la decisione finale alla macchina», ha spiegato parlando del rapporto tra persone e tecnologie.

La futura intelligenza artificiale generale, teorizzata anche da studiosi come Yann LeCun e Yoshua Bengio, dovrebbe rendere più leggibile il percorso seguito dalle macchine. Capire come si arriva a una risposta, sostiene Martinengo, permetterebbe di individuare gli errori e affrontare alla radice i problemi etici.


Le regole per i giovani

Martinengo respinge l'idea che esistano veri e propri «nativi digitali». A suo giudizio, i ragazzi non nascono già preparati all'uso consapevole della tecnologia e possono accedere molto presto a contenuti privi di filtri, dal dark web alla pornografia.

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A Milano, attraverso un progetto finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e sviluppato con l'Università Bicocca, sono stati coinvolti migliaia di studenti, genitori e docenti. Il lavoro ha portato alla definizione di indicazioni pratiche sui comportamenti da adottare e su quelli da evitare.

L'imprenditrice richiama inoltre il valore dell'incontro tra generazioni, definito da Nicola Palmarini «intelligenza dell'invecchiamento». Nelle aziende possono convivere fino a cinque generazioni, ma il dialogo non è sempre semplice. L'esperienza degli anziani e la rapidità di apprendimento dei più giovani, osserva, possono invece completarsi.


Le persone dentro le sperimentazioni

Il 23 ottobre è entrato in vigore lo Spazio di sperimentazione italiano per l'intelligenza artificiale. Martinengo lo considera la concretizzazione di un modello che aveva già collegato alla sperimentazione clinica dei farmaci.

«È necessario creare ambienti protetti e controllati in cui testare gli algoritmi, monitorarne le reazioni ed escludere effetti collaterali indesiderati prima della distribuzione su larga scala», ha detto. A suo avviso, questi spazi non dovrebbero restare riservati a imprese e ricercatori, ma coinvolgere anche le persone che subiranno gli effetti delle innovazioni.

Con Women&Tech, associazione da lei fondata, Martinengo lavora anche sulla presenza femminile nei settori tecnologici. La difficoltà, spiega, rimane soprattutto culturale: molte giovani donne esitano ancora a esporre le proprie competenze e a prendere la parola.

Per favorire il confronto sono stati avviati percorsi di tutoraggio e incontri professionali tra mentor e partecipanti. L'associazione ha inoltre creato le Young Ambassador, progetto citato nell'intervista prima che il testo si interrompa.

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