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Bologna cerca spazio tra intelligenza artificiale e comunità

Supercalcolo pubblico, case e luoghi condivisi: la città prova a innovarsi senza perdere le sue reti sociali

Bologna sta investendo su intelligenza artificiale, supercalcolo e rigenerazione urbana senza rinunciare alla dimensione dei quartieri. La sfida riguarda anche il verde, il costo delle abitazioni e la disponibilità di luoghi dove incontrarsi.

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Più verde contro il caldo

Per Antonio Ciavarella, arrivato a Bologna nel 2013 e oggi impegnato nella gestione della Casa di quartiere Ruozi, l’innovazione dovrebbe partire dalla vita quotidiana. Il suo auspicio è «una città molto più verde e alberata, con aree pedonali più ampie rispetto a quelle che abbiamo», soprattutto davanti alle estati sempre più difficili da affrontare.

Il tema riguarda anche le disuguaglianze: non tutti possono permettersi un condizionatore e molte persone lavorano o trascorrono gran parte della giornata all’aperto. Per questo Ciavarella collega la qualità urbana alla presenza di spazi accessibili, capaci di offrire riparo, relazioni e occasioni di incontro.


Dati pubblici per decidere

Alessandra Poggiani, direttrice di Cineca dal 2023, indica nel gemello digitale uno degli strumenti utili per orientare le scelte amministrative. La riproduzione virtuale della città può combinare informazioni demografiche, economiche, meteorologiche e climatiche per stimare gli effetti di nuove politiche.

Le simulazioni potrebbero aiutare a stabilire dove piantare alberi, collocare pensiline per i tram, aprire presidi sanitari o progettare scuole. Il metodo sarebbe utile anche dopo eventi estremi come le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023, mentre la rapidità dello sviluppo tecnologico rende meno affidabili le previsioni costruite sul passato.


La rete dei quartieri

Cineca gestisce dal 1969 infrastrutture tecnologiche e sistemi di calcolo destinati alla ricerca italiana. A Bologna sono arrivati il supercomputer Leonardo e la Fabbrica dell’intelligenza artificiale, rafforzando la capacità pubblica di elaborazione del Paese. Poggiani esclude però che questa vocazione possa cancellare l’identità sociale della città: «Non penso che la vocazione digitale faccia perdere a Bologna il senso di comunità».

Secondo la direttrice, i sistemi digitali possono mettere in contatto gruppi che normalmente restano separati. L’accesso ai supercomputer è gratuito per i ricercatori europei e assegnato in base al merito scientifico, una caratteristica che distingue il polo pubblico dai grandi operatori privati della Silicon Valley.

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Case e spazi condivisi

Il Comune ha acquisito undici ettari dell’ex scalo ferroviario del Ravone, nel quartiere Porto, un’area che sarà trasformata anche con un grande parco dedicato alla memoria delle stragi. La vicesindaca Emily Clancy considera l’intervento una scelta pubblica capace di unire recupero urbano, tutela ambientale e giustizia sociale.

Sul fronte abitativo, Bologna risente del caro-affitti e della diffusione delle locazioni brevi. Il Piano Casa prevede il recupero degli alloggi popolari vuoti, da destinare a studenti e comunità, oltre a un’agenzia per rimettere sul mercato immobili privati inutilizzati con canoni concordati: il potenziale stimato è di 14 mila appartamenti.


Turismo e identità locale

La città deve inoltre gestire l’aumento dei visitatori, che sostiene l’economia ma può ridurre gli spazi per chi la abita. Maria Benassi, guida attiva da dieci anni, propone itinerari culturali alternativi alle visite rapide e accompagna gruppi in una Bologna attraversata da centinaia di studenti, fino a un quarto della popolazione.

Benassi osserva una tensione tra la vitalità delle realtà sociali e la tendenza a rendere meno visibili i luoghi di aggregazione. Molti studenti, sostiene, non hanno più ambienti gratuiti dove fermarsi e creare relazioni senza dover pagare una stanza o una consumazione da 7 euro.


Una città costruita dalle relazioni

La vicenda di Ciavarella racconta il valore attribuito ai luoghi fisici. Dopo aver aperto la libreria La confraternita dell’uva, chiusa quando la proprietà non ha rinnovato il contratto, ha scelto di impegnarsi nella Casa di quartiere Ruozi, dove si organizzano occasioni di confronto tra generazioni e culture.

Originario della Puglia, Ciavarella descrive Bologna come una città dalla vita sociale particolarmente intensa. La sua esperienza nasce dalla volontà di restituire ciò che ha ricevuto e dalla convinzione che le esperienze collettive possano essere riproposte, purché esistano spazi in cui farle vivere.

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