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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Elena di Cioccio: il prezzo dei segreti e la libertà ritrovata

Alla vigilia della centesima puntata, Elena di Cioccio racconta come è nata la rubrica anonima che raccoglie paure, relazioni difficili e confessioni senza giudizio.

Dopo anni trascorsi a proteggere la propria vita privata, Elena di Cioccio racconta di aver riconquistato una libertà profonda. Il coming out ha avuto un costo, ma le ha permesso di smettere di vivere sotto la minaccia continua che qualcuno potesse scoprire la sua verità: oggi, dice, quasi nulla riesce più a spaventarla, nemmeno l’Hiv.


Il peso fisico di ciò che si nasconde

Per l’autrice di Segreti, custodire a lungo qualcosa di importante significa consumare energie per costruire una rappresentazione di sé aderente alle aspettative altrui. Il segreto diventa così una maschera permanente, alimentata dalla paura di essere respinti o considerati diversi.

Questa tensione, secondo Di Cioccio, si riflette anche sul corpo: gastrite, mal di testa e contratture possono accompagnare una vita condotta con il “freno a mano tirato”. Il desiderio più forte resta quello di incontrare qualcuno capace di conoscere la verità e continuare ad amare la persona che la porta con sé.

«Dopo il coming out ho guadagnato me stessa a 360 gradi», racconta, ricordando che alcune persone si sono allontanate e che certe abitudini sono cambiate. La perdita, però, è stata compensata dalla possibilità di vivere in modo più autentico.


Da un racconto personale a Segreti

L’idea della rubrica è nata dopo un’intervista in cui Di Cioccio aveva parlato del proprio coming out, del libro scritto e della sua sieropositività. Al centro di quel racconto non c’era soltanto la diagnosi, ma la lunga esperienza di un segreto mantenuto per 21 anni, insieme alla vergogna, allo stigma e alla paura delle reazioni degli altri.

Da quella riflessione è nata una domanda: quante persone rinunciano a raccontarsi perché temono di perdere l’amore, la famiglia o la considerazione degli amici? La risposta è diventata uno spazio editoriale nel quale i lettori possono consegnare le proprie storie senza mostrare il volto e senza essere sottoposti a valutazioni morali.


Un confessionale senza identità

I messaggi arrivano in un documento privo di informazioni personali. Non compaiono indirizzi IP, nomi, orari o luoghi di invio: resta soltanto il testo scritto da chi decide di affidare a Segreti un frammento della propria esperienza.

Le confessioni possono essere brevi oppure molto articolate. Chi scrive cerca talvolta un consiglio, in altri casi un punto di vista esterno; spesso, però, desidera soprattutto liberarsi di un peso sapendo che qualcuno leggerà quelle parole con rispetto. Il patto della rubrica si fonda su due garanzie: anonimato completo e assenza di giudizio.


Amori tormentati e paure private

Una parte consistente delle lettere riguarda infedeltà e rapporti segnati da dinamiche tossiche. Di Cioccio parla di storie in cui l’attesa si prolunga per anni, di relazioni parallele che non arrivano mai a una scelta e di donne costrette a rimanere con il partner perché prive di autonomia economica.

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Non mancano, però, situazioni molto diverse: persone un tempo benestanti che devono nascondere i debiti alla famiglia, desideri sessuali impossibili da condividere nella coppia, uomini e donne omosessuali o bisessuali che temono le conseguenze della propria identità. Altre lettere arrivano da figli alle prese con genitori narcisisti oppure da genitori stanchi di sostenere economicamente figli di 25 o 30 anni.

Il filo comune, osserva l’autrice, è spesso la paura di perdere qualcosa: l’affetto, la reputazione, i legami familiari o la propria immagine agli occhi degli altri.


Quando una storia aiuta a capire

La puntata più letta è stata quella dedicata alla testimonianza di una ragazza che raccontava gli abusi subiti dal padre durante l’infanzia. Di Cioccio attribuisce l’attenzione suscitata da quel racconto sia alla curiosità verso l’orrore sia al modo in cui la rubrica presenta vicende reali, pur mantenendo anonime le persone coinvolte.

Tra le esperienze che l’hanno coinvolta di più c’è anche quella di una giovane che non riusciva a stabilire se avesse subito una costrizione sessuale. Dopo la pubblicazione della risposta, la ragazza le scrisse di aver compreso che probabilmente era stata stuprata e comunicò l’intenzione di iniziare un percorso psicologico.

«Il consenso è “sì, lo voglio”, non è l’insistenza del “Dai, fammelo fare, poi vedi che ti piace”», spiega Di Cioccio. In episodi come questo, dice, ha avuto la sensazione di poter essere davvero utile.


La centesima puntata è vicina

Nel corso di circa tre anni, Segreti ha trasformato lettere individuali in occasioni di confronto collettivo. L’obiettivo non è stabilire chi abbia ragione, ma offrire una prospettiva laterale e permettere a chi legge di riconoscere bisogni, errori o possibilità presenti nella storia di qualcun altro.

La rubrica torna con l’appuntamento del venerdì su Vanity Fair e raggiungerà la centesima puntata dalla settimana successiva. Il suo spazio resterà aperto per tutto il giorno, pronto ad accogliere nuove confessioni nel rispetto dell’anonimato e senza condanne.

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