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Distrutta, devastata»: il dolore di Evelina prima del Gemelli

La figlia ha raccontato la sofferenza dopo la visita al padre, mentre alcune fonti riferiscono di malesseri iniziati circa due settimane prima del ricovero.

La preoccupazione per Vittorio Sgarbi cresce mentre il critico d’arte resta ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma. Le sue condizioni vengono descritte come critiche ma stabili; intanto, la testimonianza della figlia Evelina restituisce il peso emotivo di queste ore e porta l’attenzione anche sul periodo precedente all’emergenza respiratoria.


Evelina, una visita segnata dal dolore

Evelina Sgarbi, 26 anni, ha raggiunto il padre in ospedale il 1 ottobre e dovrebbe tornare al Gemelli anche oggi. Di fronte alle domande, ha fatto sapere di non riuscire a parlare della situazione, limitandosi a descrivere il proprio stato d’animo con due parole: «distrutta, devastata».

Da tempo la giovane esprimeva apprensione per la salute del padre. Nei mesi scorsi aveva inoltre sollecitato la nomina di un amministratore di sostegno, sostenendo che Vittorio Sgarbi non fosse più nelle condizioni di gestire da solo le proprie necessità. Dopo averlo visto in ospedale, ha raccontato: «L’ho trovato in una condizione di sofferenza estrema, che mi ha devastato la mente e che rimarrà in modo indelebile conficcata nel mio cuore».

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I segnali comparsi prima del ricovero

A rendere ancora più delicato il quadro sono le informazioni sui giorni che hanno preceduto l’arrivo in ospedale. Alcune fonti riferiscono che i primi disturbi sarebbero comparsi circa due settimane prima della crisi respiratoria, senza che il trasferimento in ospedale avvenisse subito.

Il dettaglio viene considerato rilevante alla luce dell’attuale ricovero in terapia intensiva. Una delle persone citate ha rivolto dure critiche a chi si trovava vicino al critico d’arte in quel periodo, sostenendo che sarebbe stato commesso «un errore anche di chi lo circonda, che avrebbe continuato a sfruttare la sua immagine per renderla produttiva, incuranti del fatto che fosse già gravemente provato».

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