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Garlasco, il nome dell’esperto al centro del nodo sul campione BU_P

Genetista forense ed ex ufficiale del RIS, Giorgio Portera è stato ascoltato sulla traccia prelevata dalla bicicletta di Alberto Stasi: ecco il suo percorso professionale.

Il caso del campione BU_P, raccolto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, ha riportato l’attenzione su Giorgio Portera. Il genetista, già ufficiale dei Carabinieri in servizio al RIS di Parma, è stato ascoltato dalla Procura di Pavia nell’autunno del 2026 per chiarire il proprio ruolo nelle attività tecniche svolte nel 2007 sull’omicidio di Chiara Poggi.

Portera ha escluso di aver eseguito l’esame genetico, interpretato profili o firmato documenti relativi all’inchiesta. La sua posizione riguarda invece un accesso informatico registrato durante la fase conclusiva della lavorazione del reperto.


Il nodo tecnico sul campione BU_P

Nei registri digitali acquisiti dagli investigatori risulta un’operazione collegata a una credenziale personale riconducibile a Portera, indicata come “port” o con una sigla simile. L’accesso sarebbe avvenuto mentre un materiale già trattato veniva inserito in uno strumento per il sequenziamento.

Secondo quanto riferito dal professionista, quell’attività avrebbe avuto natura esclusivamente strumentale. Portera non ha saputo stabilire con certezza se fosse stato lui a compiere materialmente l’operazione o se un collega avesse utilizzato il suo identificativo; ha inoltre precisato di non avere svolto sopralluoghi e di non avere sottoscritto verbali o referti.

Il genetista ha definito marginale il proprio eventuale intervento e ha spiegato di ricordare l’episodio soltanto dopo la diffusione dei dati grezzi. Ha anche respinto ogni responsabilità riguardo alla valutazione scientifica e alla gestione sostanziale delle prove.


Una carriera tra scienza e indagini

Nato professionalmente a Monza, Portera ha frequentato il liceo scientifico “P. Frisi”, dove ha conseguito la maturità nel 1997. All’Università degli Studi di Milano si è laureato in Scienze Biologiche il 19 dicembre 2003, discutendo una tesi sulla caratterizzazione di una traslocazione cromosomica non ricorrente, poi pubblicata nel 2005.

Il 17 giugno 2004 ha ottenuto l’abilitazione alla professione di Biologo presso l’Università di Pavia. In seguito ha proseguito la preparazione nella genetica medica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.

Nell’ottobre dello stesso anno ha superato il concorso per diventare ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Dopo il 7° Corso AUFP alla Scuola Ufficiali di Roma, è stato nominato Sottotenente del Ruolo Speciale.

Tra gennaio 2005 e marzo 2009 ha lavorato come Tenente nella sezione biologica del RIS di Parma. In quel periodo ha partecipato a sopralluoghi, esami di laboratorio, attività di coordinamento e rapporti con la magistratura, occupandosi anche di dattiloscopia e analisi della dinamica delle macchie di sangue.

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Dopo il congedo, nuovi incarichi

Nel marzo 2009 ha lasciato l’Arma, portando con sé l’esperienza maturata nel settore investigativo. Successivamente ha contribuito alla nascita di strutture dedicate alla biologia e alla genetica applicate alle indagini, oltre a svolgere consulenze, perizie e accertamenti di paternità per procure, tribunali e studi legali.

Ha ricoperto la responsabilità del laboratorio di genetica forense della Fondazione UniMi e, in un momento successivo, ha coordinato il centro accreditato del TomaLab di Busto Arsizio. È stato inoltre consigliere dell’Ordine dei Biologi della Lombardia e ha insegnato materie forensi in corsi universitari e master.

Nel complesso, la sua attività viene stimata in oltre 15.000 tracce esaminate e circa 600 tra consulenze, perizie e indagini tecniche. Le competenze indicate comprendono la ricerca di residui biologici, l’estrazione e la quantificazione del DNA, l’amplificazione STR, la lettura di profili misti, la dattiloscopia e la citogenetica.

Tra i procedimenti ai quali ha preso parte figurano quelli sull’omicidio di Tommaso Onofri, sul sequestro e l’uccisione di Roveraro, sulla violenza sessuale di gruppo di Segrate e sull’omicidio di Elisa Claps, per il quale fu nominato perito dal Tribunale di Salerno nel 2010.


I casi più noti e la vita privata

Portera è stato coinvolto anche nel caso di Yara Gambirasio come consulente della famiglia, a partire da circa il 2012. Il suo lavoro, basato anche su analisi genealogiche e sul DNA, contribuì al percorso che portò all’individuazione di Massimo Bossetti.

Nel suo percorso compaiono inoltre la scomparsa di Marina di Modica, il duplice omicidio di Scanzorosciate e i procedimenti relativi ai casi Catalano, Ogliari, Ranica, Balwinder, Felluga e Festa. Ha collaborato con uffici giudiziari di Milano, Bergamo, Bologna, Cremona, Gorizia, Vicenza e Monza.

Non risultano informazioni pubbliche verificabili su matrimonio, figli o altri aspetti della sua famiglia. Anche il luogo di residenza non è documentato con certezza, sebbene la sua attività professionale sia rimasta soprattutto collegata all’area di Milano, Monza e Brianza.

La sua esposizione mediatica è legata soprattutto ai procedimenti seguiti come consulente o specialista. Ha partecipato a interviste e trasmissioni televisive, tra cui “Chi l’ha visto?” su Rai 3, durante gli sviluppi del caso Yara Gambirasio.

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