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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Disturbo premestruale, Hailey Bieber racconta la diagnosi

La modella ne ha parlato dopo la nascita del figlio e ha destinato 5 milioni di dollari alla salute femminile

Hailey Bieber ha raccontato di avere ricevuto una diagnosi di disturbo disforico premestruale dopo la nascita del figlio Jack Blues, avvenuta il 22 agosto 2024.

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Il sostegno alla ricerca

La modella ha collegato la propria esperienza a un impegno concreto per la salute delle donne. Rhode, l’azienda di cosmetici da lei fondata, ha avviato una collaborazione triennale con la Foundation for Women’s Health.

L’operazione vale 5 milioni di dollari e finanzierà ricerca, informazione e cure in ambiti ancora poco seguiti, compresi gravidanza e periodo successivo al parto. Un milione di dollari sarà indirizzato a un fondo destinato a sostenere imprese impegnate nello sviluppo di diagnosi e terapie per la salute femminile.


Quanto è diffuso il disturbo

Le stime disponibili non coincidono. Alcuni dati attribuiti all’Università di Oxford indicano una diffusione vicina all’1,6% delle donne nel mondo; altre fonti italiane riportano una percentuale compresa fra il 3 e il 9% tra le donne che soffrono di sindrome premestruale.

La differenza dipende dai criteri impiegati per individuare il disturbo e, secondo gli specialisti, anche dalla limitata quantità di studi disponibili. Proprio la scarsità di ricerca e di consapevolezza ha spinto Bieber a parlarne pubblicamente: «La conversazione, per me, fa sentire meno sola».


Il racconto di Hailey Bieber

In un’intervista a Women’s Wear Daily, la modella ha spiegato che il tema della salute femminile la riguarda direttamente. Ha descritto la propria frustrazione per la poca attenzione scientifica e per il ridotto spazio lasciato al confronto su queste condizioni.

La diagnosi è arrivata circa sei mesi dopo il parto. Già a marzo, durante il podcast SHE MD, Bieber aveva riferito di avere sempre avuto sintomi premestruali, diventati però «molto più intensi» dopo la gravidanza, al punto da non riuscire inizialmente a capire che cosa stesse accadendo.


Che cos’è il disturbo

Il disturbo disforico premestruale è la manifestazione più grave della sindrome premestruale ed è riconosciuto come condizione medica. Nel manuale diagnostico DSM-5 è classificato tra i disturbi depressivi.

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I disturbi si presentano nella fase luteale, cioè tra l’ovulazione e l’inizio delle mestruazioni, per poi attenuarsi o scomparire con l’arrivo del ciclo. Possono comprendere irritabilità, ansia, depressione e marcati cambiamenti dell’umore, oltre a difficoltà cognitive e disturbi fisici.

Quando l’intensità è elevata, le conseguenze possono riguardare il lavoro, i rapporti personali e le attività quotidiane. Per distinguere questa condizione da una sindrome premestruale più comune è necessario che i sintomi tornino con regolarità e abbiano un impatto significativo.


Diagnosi e trattamenti

Le indicazioni cliniche suggeriscono di annotare ogni giorno i sintomi per almeno due cicli mestruali. Il monitoraggio consente di verificare il legame con le diverse fasi del ciclo e di separare il disturbo da problemi dell’umore presenti durante tutto il mese.

La valutazione deve essere svolta da un medico, come il ginecologo o lo psichiatra. Le cause non sono ancora completamente definite, ma gli specialisti ipotizzano una particolare sensibilità alle normali variazioni ormonali del ciclo.

Le cure vengono scelte in base alla situazione individuale. Tra le possibilità ci sono gli antidepressivi della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, assunti ogni giorno oppure soltanto nella fase luteale nei casi in cui il medico lo ritenga adeguato.


La differenza dopo la gravidanza

Il disturbo disforico premestruale non coincide con la depressione post partum. Il primo segue il ciclo mestruale e tende a ripresentarsi con il ritorno delle mestruazioni; la seconda può comparire nei mesi successivi alla nascita del bambino ed è una condizione diversa.

Dopo una gravidanza i sintomi possono essere difficili da interpretare, soprattutto per una neomamma. In presenza di dubbi è quindi opportuno rivolgersi al ginecologo o a uno specialista per una valutazione precisa.

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