Disturbi alimentari, cure gratuite nei nuovi LEA: parla Arduini
Da oggi il servizio sanitario copre anche gli interventi psicoeducativi, rivolti a una platea italiana superiore ai 3 milioni.
I nuovi LEA includono da oggi le prestazioni ambulatoriali psicoeducative per i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Le cure, individuali o di gruppo, entrano così tra i servizi garantiti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale.
Roberto Arduini, conduttore de I Lunatici di Rai Radio2, ha affrontato per anni il problema senza un sostegno pubblico e racconta il proprio percorso nel libro “Un chilo d’anima, metamorfosi di un disturbo alimentare”, pubblicato da il Millimetro.
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Il racconto di Roberto Arduini
La sua esperienza è iniziata durante l’infanzia, quando il corpo era già trattato come un problema da correggere. All’asilo una maestra gli tolse la merenda perché lo considerava troppo grasso; anni dopo, un medico disse alla madre che le sue orecchie erano a posto, ma che avrebbe dovuto perdere peso.
Arduini ricorda di essere cresciuto convinto che tutto dipendesse dalla forza di volontà. A 12 anni seguì la prima dieta con una nutrizionista, mentre a 16 si iscrisse a un centro per dimagrire a Roma. I genitori sostennero una spesa elevata, ma lui, una volta fuori dalla struttura, comprava di nascosto la pizza.
«Quello che è successo a me negli anni ’80 oggi sarebbe impensabile», racconta. Secondo il conduttore, la società non ha creato il suo disturbo, ma gli ha insegnato a provare vergogna per il proprio corpo.
Dalle abbuffate alla bulimia
Per molto tempo Arduini non ha riconosciuto la natura della propria sofferenza. Ha spiegato che gli episodi di alimentazione incontrollata arrivavano soprattutto nel pomeriggio, intorno alle cinque. Dopo l’abbuffata saltava la cena, cercava di compensare il giorno successivo e puntualmente ricadeva nello stesso ciclo.
Il suo peso è oscillato tra circa 130 e 62 chilogrammi. Fino ai 35 anni ha sofferto di alimentazione incontrollata, poi il disturbo si è trasformato in bulimia. La consapevolezza è arrivata soltanto a 38 anni, quando ha compreso che non si trattava di una semplice questione di peso.
Prima dei 40 anni ha consumato l’ultima abbuffata, da solo in casa, dopo aver ordinato una grande quantità di sushi. Nei mesi successivi ha cercato di controllarsi, ma il percorso lo ha portato verso il problema opposto: dalla bulimia all’anoressia. A quel punto ha iniziato una psicoterapia.
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«Non voglio raccontare una guarigione perfetta che non corrisponde alla realtà», dice. Oggi il rapporto con il cibo rimane complesso: ci sono periodi tranquilli e altri in cui tornano pensieri e comportamenti già conosciuti.
Il sostegno previsto dai LEA
In Italia le persone con disturbi del comportamento alimentare sono più di 3 milioni, contro le circa 300mila stimate nel 2000. Durante la pandemia il numero è aumentato del 30 per cento e l’età di esordio si è abbassata, mettendo molte famiglie davanti al problema quando i figli sono ancora bambini o non hanno raggiunto l’adolescenza.
La novità dei nuovi LEA riguarda l’inserimento delle attività psicoeducative tra le prestazioni garantite. L’obiettivo non è limitarsi al controllo del peso, ma intervenire sugli aspetti psicologici, emotivi e comportamentali legati alla malattia.
«Una malattia non dovrebbe diventare abbastanza visibile da meritare attenzione. Dovrebbe bastare che qualcuno stia soffrendo», osserva Arduini. A suo giudizio, le esenzioni sono un passo necessario, ma devono essere accompagnate da centri specializzati e da percorsi realmente accessibili.
Il conduttore sottolinea anche il rischio di confondere la malattia con la determinazione. Quando era sovrappeso veniva giudicato; dopo un dimagrimento drastico, alcuni segnali del disturbo furono invece interpretati come disciplina. «A volte la società non si accorge della tua malattia perché è troppo impegnata a complimentarsi per il tuo dimagrimento», afferma.
Il libro e il rapporto con il passato
Nel volume Arduini ha scelto di affrontare il dolore, la vergogna e la paura di non essere abbastanza, elementi che per anni sono rimasti nascosti dietro il tentativo di rendere più piccolo il proprio corpo.
«Un libro non sostituisce una terapia», chiarisce. La scrittura, però, gli ha permesso di guardare senza vergogna il bambino grasso che era stato, dando un nome a una sofferenza rimasta a lungo senza diagnosi.
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