Consultori in crisi: il presidio che protegge anche le minorenni
Il documentario di Francesca Sironi e Alberto Gottardo racconta il lavoro quotidiano del consultorio del Policlinico di Milano tra ascolto, salute sessuale e diritti ancora diseguali.
Sono 1.825 i consultori pubblici ancora attivi in Italia, a fronte degli oltre 3.000 previsti dalla normativa nazionale. In queste strutture, però, non si affrontano soltanto visite ginecologiche e gravidanze: per molte adolescenti rappresentano l’unico luogo sanitario accessibile senza la presenza o il consenso dei genitori.
È da questa realtà che parte *Tutte le stanze che servono*, il documentario diretto da Francesca Sironi e Alberto Gottardo e presentato per la prima volta alla Mostra del Cinema di Roma. Il film entra nel consultorio del Policlinico di Milano, mostrando le persone che vi arrivano e gli operatori chiamati a orientarle tra contraccezione, interruzioni di gravidanza, difficoltà psicologiche e bisogno di informazioni.
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C. e la scelta senza genitori
A 16 anni, C. scopre di essere incinta dopo un rapporto occasionale. Non vuole coinvolgere la famiglia e cerca informazioni in rete, fino a individuare il consultorio. Qui apprende di poter avviare il percorso per l’interruzione di gravidanza anche senza essere accompagnata dai genitori, grazie alle garanzie previste per le minorenni.
Il procedimento richiede comunque diversi passaggi: visita ginecologica, colloquio psicologico e relazione destinata al Giudice Tutelare. Il servizio non comporta costi e gli operatori sono vincolati alla riservatezza. C. sceglie l’aborto farmacologico e, ricordando quella decisione, dice: «Mi dispiace, non avrei mai voluto. Ma non potevo pensare di non fare come ho fatto».
Un presidio sempre più raro
Il consultorio milanese osservato dai registi occupa una palazzina di tre piani e accoglie ogni giorno donne, uomini e ragazze. Al suo interno si incrociano richieste molto diverse: dalla contraccezione d’emergenza alle gravidanze da seguire, fino alle domande degli adolescenti sulle prime esperienze e sui cambiamenti del corpo.
Secondo i dati più recenti, pubblicati nel 2026 ma riferiti al 2023, la rete italiana è molto lontana dagli standard fissati dalla legge. La previsione sarebbe di una struttura ogni 20.000 abitanti, mentre oggi il numero complessivo è quasi la metà di quello teorico. Nel Lazio, per esempio, i consultori sono 133 contro i 266 ritenuti necessari. Anche dove restano aperti, gli orari ridotti e la difficoltà di garantire servizi integrati, accessibili e privi di giudizio ne limitano la funzione.
Giovani tra prevenzione e silenzi
Al Policlinico, lo Sportello Giovani riceve il giovedì pomeriggio e offre uno spazio dedicato alla salute mentale, sessuale e riproduttiva. I ragazzi possono presentarsi per parlare di contraccezione, prime relazioni o ritardi nello sviluppo senza dover affrontare sensi di colpa o pressioni morali.
Il tema è particolarmente rilevante mentre in Europa aumentano le infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani. I registi richiamano quindi la necessità di un’educazione affettiva e sessuale strutturata nelle scuole e segnalano le possibili restrizioni contenute nel disegno di legge Valditara: per gli studenti delle scuole medie e superiori sarebbe necessario il consenso dei genitori, mentre alle scuole primarie l’educazione alla sessualità e all’affettività verrebbe esclusa.
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Aborto farmacologico, differenze profonde
La legge 194 del 1978 stabilisce, all’articolo 12, che la decisione sull’interruzione volontaria di gravidanza spetta innanzitutto alla donna, anche quando è minorenne. Dall’entrata in vigore della norma, il tasso di abortività in Italia è diminuito di oltre il 70 per cento e resta tra i più bassi al mondo, anche tra le adolescenti.
L’accesso alle diverse procedure, tuttavia, non è uniforme. L’aborto farmacologico con RU486, possibile in Italia entro la nona settimana, costituisce quasi il 60 per cento dei casi; il restante 40 per cento segue ancora la via chirurgica. Nel Regno Unito, in Galles e in Francia la quota farmacologica supera l’80 per cento, mentre raggiunge il 94,4 per cento in Norvegia e il 96 per cento in Svezia. In Italia il dato più basso si registra nelle Marche, con il 35,9 per cento.
Anche la contraccezione d’emergenza continua a incontrare ostacoli. La richiesta della pillola del giorno dopo cresce, spesso come conseguenza dell’assenza di una prevenzione adeguata, ma la sua distribuzione può essere frenata da rifiuti illegittimi o da obiezioni ideologiche individuali.
Accoglienza oltre le barriere linguistiche
Il documentario mostra anche l’arrivo di una donna afrodiscendente che non parla italiano, inglese o francese. Gli operatori devono prima capire se sia incinta e quale sia la sua volontà, poi cercano di costruire un dialogo nonostante la difficoltà di comunicazione.
Alla reception, Fabio e Filomena svolgono il primo orientamento per chi entra nel consultorio. Per le persone extracomunitarie prive di un permesso di soggiorno regolare è necessario il codice STP, cioè quello per Straniero Temporaneamente Presente. Una volta ottenuto il documento, è possibile procedere con la visita e con l’assistenza prevista.
Un film per ritrovare i diritti
Sironi e Gottardo hanno seguito il consultorio per più di due mesi, alternando osservazione e riprese. Il loro intento non è stato costruire un racconto ideologico, ma mostrare ciò che funziona e ciò che manca in un servizio pubblico spesso sostituito da piattaforme private a pagamento.
I registi vorrebbero portare il film soprattutto tra i ragazzi, descritti come curiosi, attenti e desiderosi di acquisire strumenti per comprendere il proprio corpo e le proprie relazioni. L’obiettivo è raggiungere anche le madri alle prese con la depressione dopo il parto, le persone che non sanno a chi rivolgersi e chi cerca di far valere diritti che, secondo loro, non sono ancora garantiti ovunque.
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