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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Cina, il ritorno a Mao nasce dalla paura del domani

Tra case svalutate, consumi in frenata e tutele fragili, molti giovani cercano negli scritti di Mao una lente per interpretare il presente

Il pericolo indicato dagli economisti è quello di una fase lunga di crescita rallentata, accompagnata da consumi interni deboli e deflazione. Krishna Srinivasan, responsabile per l’Asia del Fondo monetario internazionale, ha descritto questo scenario come «un rallentamento prolungato con domanda interna debole e deflazione».

Secondo Srinivasan, rimandare le decisioni renderebbe lo squilibrio ancora più difficile da correggere. È dentro questa incertezza che una parte della gioventù cinese sta tornando a confrontarsi con gli scritti di Mao Zedong.


La fiducia nel futuro si incrina

A riaprire quei testi sono soprattutto giovani istruiti, spesso con una laurea, che non guardano al passato maoista con nostalgia. Nei discorsi del fondatore della Repubblica popolare cercano piuttosto strumenti per capire il conflitto tra chi lavora e chi controlla la ricchezza.

Per molto tempo il percorso sembrava segnato: impegnarsi, acquistare un’abitazione e migliorare la propria posizione rispetto alla famiglia d’origine. Oggi questa promessa appare meno credibile a decine di milioni di ragazzi e ragazze, alle prese con stipendi insufficienti per sostenere persino il costo dell’affitto.


Case in calo e consumi deboli

La difficoltà del settore immobiliare ha intaccato uno dei principali simboli dell’ascesa sociale. A Chengdu, nel sud-ovest del Paese, le abitazioni rivendute sul mercato secondario hanno perso almeno il 15% rispetto al massimo raggiunto nel 2023, secondo i dati citati da Srinivasan, coautore del volume “Verso un nuovo modello di crescita economica per la Cina”.

Anche la spesa delle famiglie mostra segnali di cedimento. Nel Guangdong, provincia trainata dalle esportazioni, le vendite al dettaglio hanno registrato una contrazione di circa il 3% lo scorso anno. Il fenomeno viene collegato alle difficoltà del modello che per decenni ha sostenuto lo sviluppo cinese.

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Quando mettere soldi da parte è una necessità

«A frenare i consumi è la scarsa fiducia», ha spiegato Srinivasan al Wall Street Journal. A suo giudizio, le famiglie non accumulano risparmi soltanto per consuetudine: temono che un ricovero possa prosciugare le risorse disponibili, mentre le pensioni nelle aree rurali restano molto contenute.

A questo si aggiunge la condizione di numerosi lavoratori migranti, che spesso non possono contare sui sistemi di assistenza riservati ai residenti urbani. L’assenza di garanzie rende quindi prudente ogni spesa e alimenta il ricorso al risparmio come forma di protezione.


La domanda interna resta il nodo

Per spingere i cittadini a consumare di più, il governo dovrebbe rendere meno rischioso ridurre gli accantonamenti personali. La ricetta indicata da Srinivasan passa dal rafforzamento dell’assistenza sanitaria, delle pensioni e dei sostegni destinati a chi perde il lavoro.

Una domanda interna insufficiente produce effetti anche fuori dai confini nazionali. Con una capacità produttiva superiore agli acquisti domestici, le imprese cinesi cercano nuovi clienti sui mercati esteri: per Srinivasan, la crescita delle esportazioni riflette proprio gli squilibri presenti all’interno dell’economia cinese.

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